Isola del Liri, fratture tra i “camerati”: tensioni interne e clima da resa dei conti

Cascata Grande dell'Isola del Liri veduta galleria eustachio pisani

Isola del Liri – Fra i camerati isolani, vecchi e nuovi, tira una brutta aria. Un clima pesante, fatto di sospetti, contrapposizioni e parole che superano ormai il livello del semplice confronto politico. I “vecchi” camerati risultano spaccati: da una parte chi plaude all’arrivo degli ex comunisti, considerati una risorsa utile ad allargare il perimetro del consenso; dall’altra chi osteggia con decisione questa apertura, vissuta come un tradimento identitario. Il confronto è serrato, forse troppo. I “nuovi”, seppur ammantati di buone maniere e di un’apparente disponibilità al dialogo, vengono percepiti come invadenti.
Eppure, secondo la Treccani, il termine camerata definisce un “compagno” d’arme, un commilitone o un compagno di studi in un collegio: una definizione che richiama valori positivi come solidarietà, condivisione e appartenenza. Valori che, a Isola Liri, sembrano essersi smarriti.
Da qualche mese, infatti, fra i camerati volano gli stracci. Non mancano insulti, accuse reciproche e, fatto ancor più grave, si è arrivati persino alle minacce di espulsione. Segnali evidenti di una crisi profonda, che non si limita al solo livello locale ma che, secondo molti, si riflette anche sul piano provinciale.
Nel recente passato il partito era gestito con una certa tranquillità, forse persino eccessiva. Prevalevano moderazione e tolleranza: anche le critiche alle scelte politiche e amministrative venivano accettate come parte del normale dibattito interno. Oggi lo scenario è radicalmente cambiato. La linea sembra essere una sola, netta e senza appello: “Qui non est mecum, contra me est”. O stai con me o sei contro di me.
Una frase evangelica, pronunciata da Gesù nel Vangelo di Luca – e ripresa anche da Matteo – che, trasposta in politica, assume i contorni di un ultimatum. Se non sei allineato, sei fuori. Se stai contro di me, ti caccio. Anche perché, nel frattempo, “tanto stanno arrivando gli ex comunisti”.
Un cambio di passo che sta lacerando il tessuto interno e che rischia di compromettere definitivamente quel senso di appartenenza evocato dal termine stesso di camerata. Forse, sommessamente, varrebbe la pena suggerire una rilettura di “Camerati” di Giovanni Verga, un libro che affronta con lucidità e profondità il tema della solidarietà cameratesca. Un valore che, oggi più che mai, sembra essere diventato merce rara.

Liberamente tratto da Penna e Spada

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