La decisione dei giudici fiorentini riconosce il valore del legame uomo-animale: al proprietario del Rottweiler 2.500 euro di risarcimento, oltre alla restituzione delle spese sostenute per le prime cure.
LUCCA — Il legame con un animale domestico può generare un vero e proprio “danno affettivo” quando la sua perdita è causata da una diagnosi errata o tardiva. Lo afferma la Corte d’Appello di Firenze, che ha ribaltato la decisione del Tribunale di Lucca riconoscendo un risarcimento al proprietario di un Rottweiler deceduto a causa di un tumore nasale non individuato tempestivamente da una clinica veterinaria della Valdinievole.
Secondo i giudici della quarta sezione civile, la struttura non avrebbe valutato in modo adeguato i sintomi dell’animale,inizialmente scambiati per la presenza di un forasacco, omettendo gli accertamenti necessari a individuare la reale patologia, già in fase avanzata. La clinica è stata quindi condannata a versare 2.500 euro per danno non patrimoniale, oltre alla restituzione di 600 euro relativi alle prestazioni mediche iniziali.
La vicenda: cure, tentativi estremi e un dolore che diventa diritto
Il cane, di oltre undici anni, viveva in stretta simbiosi con il proprietario, assistito dagli avvocati Federico Corti e Matteo Mandoli. Nel tentativo di salvargli la vita, l’uomo lo aveva accompagnato anche in una clinica specializzata di Zurigo, sostenendo spese importanti per terapie sperimentali e soggiorno, senza però riuscire a evitare l’inevitabile epilogo.
La consulenza tecnica disposta in giudizio ha evidenziato come la mancata diagnosi tempestiva avesse ridotto le residue possibilità di sopravvivenza dell’animale: se la patologia fosse stata riconosciuta subito, il Rottweiler avrebbe potuto vivere ancora alcuni mesi, evitando parte delle sofferenze affrontate nella fase terminale.
Secondo la Corte, questo scarto temporale — pur limitato, ha inciso in modo significativo sul piano emotivo, configurando una lesione del rapporto affettivo tra uomo e animale.
Animali “esseri senzienti”: i giudici richiamano il valore del rapporto
Nella motivazione, i magistrati sottolineano come il dolore per la perdita di un animale da compagnia non possa essere liquidato come irrilevante:
«Il legame che si instaura con un animale domestico può essere assimilato, senza forzature, a un rapporto familiare. La sua sofferenza e la sua perdita incidono profondamente sulla sfera emotiva di chi se ne prende cura».
La sentenza richiama inoltre la normativa che riconosce agli animali la natura di esseri senzienti, rilevando come la sofferenza sperimentata dal proprietario — costretto ad assistere al peggioramento del cane senza diagnosi corretta, costituisca un danno giuridicamente rilevante.
Un precedente che consolida l’orientamento giurisprudenziale
Il caso, risalente al 2019 e concluso con l’eutanasia dell’animale nell’aprile 2020, si inserisce nel solco di un orientamento giudiziario sempre più attento al valore relazionale degli animali domestici e al dovere di diligenza dei professionisti che se ne occupano.
La decisione della Corte d’Appello di Firenze rappresenta un passaggio significativo: il dolore per la perdita dell’animale non è solo una sofferenza privata, ma può diventare, quando collegato a una condotta negligente, un danno risarcibile
Fonte IL TIRRENO.- VERSILIA
