A Frosinone il clima politico si fa sempre più teso. Da qualche settimana, infatti, c’è chi sta tastando il terreno per verificare se esistono i numeri necessari a un’interruzione anticipata della Consiliatura comunale guidata dal sindaco Riccardo Mastrangeli. Per far cadere l’amministrazione servirebbero almeno 17 firme su 33 consiglieri, un traguardo tutt’altro che semplice ma che alcuni ambienti della politica cittadina hanno iniziato a considerare.
I dissidenti e le strategie
Il fronte più attivo è quello dei cosiddetti “dissidenti”, nove consiglieri eletti nelle liste della maggioranza che da circa due anni hanno preso le distanze dall’amministrazione. Qualche sera fa si sono riuniti in un noto locale del capoluogo per analizzare la fase politica attuale, giudicata sempre più complessa e delicata.
A dare la misura della tensione sono stati i botta e risposta in aula tra il sindaco Mastrangeli e Anselmo Pizzutelli. Quest’ultimo ha criticato l’utilizzo di ulteriori risorse per coprire una variante progettuale, accusando la giunta di scarsa chiarezza. Mastrangeli ha replicato ricordando che il progetto del BRT era parte integrante del suo programma, sottoscritto anche dallo stesso Pizzutelli in fase di candidatura. Un duello che ha confermato il clima incandescente che si respira in consiglio comunale.
Il ruolo del Partito Democratico
Sul tavolo anche la possibile mossa del Partito Democratico, rappresentato da Angelo Pizzutelli, Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi. Secondo indiscrezioni, alcuni contatti sarebbero già stati avviati con i dissidenti, ma al momento si tratterebbe soltanto di prime interlocuzioni. Nel caso in cui i tre esponenti dem decidessero di convergere, il fronte del dissenso arriverebbe a quota 12 consiglieri, ancora distante dai 17 necessari per determinare la fine anticipata del mandato.
Le variabili in gioco
Nei prossimi mesi la partita potrebbe complicarsi ulteriormente. All’orizzonte ci sono infatti le elezioni provinciali, che rischiano di accentuare malumori e strappi interni. Per questo i prossimi quattro mesi saranno decisivi per capire se le mosse dei dissidenti resteranno solo schermaglie politiche o se potranno davvero tradursi in una manovra capace di ribaltare la situazione.
