La crisi politica al Comune di Frosinone è tutt’altro che risolta. Nelle prossime ore il sindaco Riccardo Mastrangeli avvierà ufficialmente un nuovo e rapido giro di consultazioni con gruppi consiliari, partiti e liste civiche della maggioranza, con un obiettivo chiaro e categorico: evitare che la situazione precipiti definitivamente. Ma il percorso si annuncia tutt’altro che semplice.
La tregua maturata nelle scorse settimane, anche grazie alla presenza delle delegazioni regionali e provinciali di Fratelli d’Italia e Lega, resta fragilissima. Il confronto politico, culminato nel vertice di Montecitorio, è stato descritto come durissimo, nervoso e assai complicato. Un clima che restituisce plasticamente la difficoltà di arrivare a una sintesi condivisa.
Sul tavolo c’è un’ipotesi di accordo che si articola in quattro passaggi fondamentali. Il primo riguarda Fratelli d’Italia, che potrebbe ottenere un terzo assessorato. Il partito, che conta cinque consiglieri comunali, vedrebbe entrare in giunta l’attuale consigliere Sergio Crescenzi, al quale potrebbero essere affidate le deleghe alla Polizia Municipale. Crescenzi, insieme a Marco Ferrara, fa riferimento al parlamentare Aldo Mattia, da tempo impegnato a chiedere l’attuazione di un accordo definito in sede di congresso cittadino del partito, volto a garantire una rappresentanza anche alla sua area.
Il secondo passaggio riguarda la Lista per Frosinone del vicesindaco Antonio Scaccia, che salirebbe a due esponenti nell’esecutivo. Secondo le indiscrezioni, alla lista potrebbe essere chiesto di indicare una donna, in applicazione delle quote di genere, un’operazione che però non si preannuncia semplice.
Il terzo punto riguarda l’assegnazione della delega all’Urbanistica al consigliere Carlo Gagliardi, espressione della lista Marzi. L’attuale assetto della giunta è parametrato su otto assessori, ma l’intenzione sarebbe quella di arrivare a nove. Una scelta che comporterebbe inevitabilmente l’uscita di uno degli attuali componenti dell’esecutivo. L’ipotesi più accreditata è la richiesta di un passo indietro a Laura Vicano, espressione dell’omonima lista, sostenuta dal consigliere Marco Sordi, eletto con Vicano ma da tempo organico alla Lega. Qualora l’operazione dovesse andare in porto, non è escluso che per Laura Vicano possa essere individuato un diverso ruolo. Resta sullo sfondo l’accordo politico raggiunto al ballottaggio del 2022 tra Mastrangeli e Mauro Vicano, allora candidato sindaco.
Il nodo più delicato resta però quello del polo civico guidato da Gianfranco Pizzutelli, che oggi conta due consiglieri, Claudio Capparelli e Andrea Turriziani, quest’ultimo proveniente dalla lista Marini. Da settimane si discute della possibilità di riconoscere un assessorato al polo civico, ipotesi sostenuta da una parte di Fratelli d’Italia, dallo stesso polo civico, dal presidente del Consiglio comunale Massimiliano Tagliaferri e da Carlo Gagliardi. Su questo punto, tuttavia, si è registrato il veto della Lista per Frosinone, che ha motivato la propria posizione ricordando come nel 2022 il polo civico fosse schierato con il centrosinistra. Eppure, da oltre un anno Capparelli e Turriziani sostengono l’amministrazione Mastrangeli.
Una contraddizione politica che apre interrogativi pesanti: perché continuare a garantire il sostegno alla maggioranza senza alcun riconoscimento? I numeri, del resto, parlano chiaro. L’attuale coalizione conta sulla carta 18 consiglieri su 33. Senza il polo civico si scenderebbe a 16, rendendo decisiva, anche per il semplice numero legale nelle sedute ordinarie di prima convocazione, la posizione del gruppo di Pizzutelli.
Uno scenario che lascia aperta anche un’ipotesi intermedia: il polo civico potrebbe continuare a considerare Mastrangeli come proprio riferimento, senza tornare formalmente all’opposizione, riservandosi però la libertà di decidere di volta in volta la strategia consiliare.Un equilibrio instabile, che fotografa una maggioranza ancora alla ricerca di una vera e definitiva ricomposizione.
Frosinone, la crisi in Comune entra nel vivo: sul tavolo l’accordo sugli assessorati, ma la quadra è ancora lontana
