Frosinone, il bilancio come spartiacque della crisi: nessuno può permettersi lo strappo

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La crisi politica al Comune di Frosinone entra nella sua fase decisiva e trova nel bilancio di previsione il vero bivio della consiliatura. Un passaggio obbligato, tanto sul piano amministrativo quanto su quello politico, che difficilmente potrà trasformarsi in un atto di rottura. Nella maggioranza, infatti, nessuno sembra davvero nelle condizioni di votare contro il documento contabile, consapevole che una bocciatura aprirebbe automaticamente la strada all’interruzione anticipata della consiliatura e alle elezioni.
Uno scenario che, oggi, appare poco praticabile anche per un motivo molto concreto: le elezioni provinciali sono alle porte. L’8 marzo si vota per il rinnovo del Consiglio provinciale e le liste dovranno essere presentate il 15 e 16 febbraio. Per votare e soprattutto per candidarsi a uno dei 12 seggi disponibili è indispensabile essere sindaco o consigliere comunale. Un eventuale scioglimento anticipato del Consiglio di Frosinone farebbe venire meno il requisito fondamentale, rendendo di fatto impossibile qualsiasi iniziativa volta a far cadere l’amministrazione.
Ecco perché il bilancio diventa il punto di non ritorno e la domanda che aleggia a Palazzo Munari è una sola: chi si assumerebbe la responsabilità politica di bocciarlo? Una scelta che equivarrebbe a un’uscita automatica dalla maggioranza e alla fine anticipata dell’esperienza amministrativa guidata dal sindaco Riccardo Mastrangeli.
I tempi, intanto, sono strettissimi. Il presidente del Consiglio comunale, Massimiliano Tagliaferri, ha convocato la conferenza dei capigruppo per lunedì 26 gennaio. Questo significa che, tra prima e seconda convocazione, la seduta sul bilancio sarà fissata entro la prima settimana di febbraio. Settimane che si annunciano complesse e dense di tensioni politiche.
Sulla carta, la maggioranza può contare su 18 voti su 33: Fratelli d’Italia con 5 consiglieri, Lista per Frosinone 4, Lista Ottaviani 2, Polo Civico 2, Lega 1, Lista Vicano 1, Identità Frusinate 1, oltre al sindaco Mastrangeli e allo stesso Tagliaferri, oggi indipendente. All’opposizione siedono 12 consiglieri: 3 del Partito Democratico, 1 del PSI, 2 di Forza Italia, 2 di Futura, a cui si aggiungono Anselmo Pizzutelli e Maria Antonietta Mirabella, eletti nella lista Mastrangeli, Giovanni Bortone, eletto nella Lega, e Armando Papetti in lista Marsi.
Un capitolo a parte riguarda proprio la lista Marsi. I tre consiglieri Domenico Marzi, Carlo Gagliardi e Alessandra Mandarelli non fanno parte della maggioranza da oltre 13 mesi ma, in più occasioni, sono risultati determinanti per il mantenimento del numero legale nelle sedute ordinarie di prima convocazione. Gagliardi, in particolare, è stato decisivo anche nell’ultima seduta. I tre hanno avanzato richieste programmatiche precise, sulle quali attendono risposte: anche sotto questo profilo, il voto sul bilancio rappresenterà una vera e propria prova del nove.
Marzi ha più volte ribadito di non avere alcuna intenzione di partecipare a iniziative finalizzate a interrompere la consiliatura, come dimissioni di massa o mozioni di sfiducia. Una posizione che, di fatto, contribuisce a rendere il bilancio un passaggio obbligato più che un terreno di scontro.
Sul fondo resta il tema del riassetto della giunta, nodo politico mai sciolto del tutto. Un tema che, però, potrebbe essere affrontato solo dopo il via libera al documento contabile, anche perché chi dovesse sfilarsi sul bilancio si collocherebbe automaticamente fuori dalla maggioranza.
Il conto alla rovescia è iniziato. Il bilancio non è soltanto un atto amministrativo: è il banco di prova della tenuta politica dell’amministrazione Mastrangeli. E, almeno per ora, tutto lascia pensare che nessuno sia disposto a farlo saltare.

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