Frosinone perde abitanti e attrattività. In poco più di vent’anni il capoluogo ciociaro ha registrato un calo demografico pari all’11,55%, passando dai 48.727 residenti del picco massimo agli attuali 43.099 rilevati a gennaio 2025. Un’emorragia lenta ma costante che, secondo il Partito Socialista Italiano, è il sintomo di un problema strutturale di vivibilità e di visione urbanistica.
A lanciare l’allarme è Vincenzo Iacovissi, capogruppo del PSI in consiglio comunale, che commenta i dati ufficiali con preoccupazione: “Quando una città, soprattutto se capoluogo di provincia, perde quasi 6.000 abitanti in due decenni, è evidente che esiste un problema reale di attrattività. Frosinone funziona secondo una logica centrifuga: invece di attrarre, respinge”.
Il dato appare ancora più allarmante se confrontato con quello di altri centri del Lazio. Mentre Frosinone arretra, altri comuni crescono: Cassino ha guadagnato 2.105 residenti (+6,41%) e Anagni 1.500 (+7,85%). Anche città di dimensioni simili, come Latina, Viterbo e Rieti, mostrano trend demografici stabili o positivi. Frosinone, invece, oggi si posiziona al 97° posto per popolazione tra i 112 capoluoghi italiani.
“La perdita di abitanti – sottolinea ancora Iacovissi – è un indicatore chiaro: il capoluogo non esercita più una funzione attrattiva. I residenti si spostano nei comuni limitrofi, dove forse trovano migliori condizioni di vita, servizi o opportunità. Serve un piano di rilancio vero, non annunci o spot”.
Nel resto della provincia i numeri sono meno drammatici. Sora perde il 4,91% (ora a 24.712 residenti), Veroli scende dell’1,89% (19.451 residenti), mentre Alatri è in lieve crescita (+0,82%, con 27.351 residenti). Frosinone resta il caso più emblematico di un declino che va affrontato con urgenza.
