Una vittoria elettorale di appena quattro voti, ma con almeno 18 persone, perlopiù anziane, accompagnate in cabina da parenti o conoscenti, nonostante non risulti alcuna autorizzazione della Asl. Il tutto corredato da denunce di schede sparite e pacchi aperti che dovevano restare sigillati. Tanto che ora indaga la Procura di Frosinone.La storia di ordinaria denuncia di brogli arriva da un minuscolo centro della Ciociaria, chiamato Torrice, dove il 10 giugno scorso è stato eletto sindaco Mauro Assalti, con 1.587 preferenze contro le 1.583 ottenute dal suo rivale, Alfonso Santangeli. La particolarità è che Assalti era sostenuto dalla sindaca uscente Alessia Savo, figlia di Benito Savo – ex deputato di Forza Italia e a sua volta sindaco dal 1985 al 2003 – nonché nipote di monsignor Vincenzo Paglia (Benito Savo è suo cognato), l’arcivescovo apparso nell’inchiesta sulle nomine al Csm per aver accolto gli “sfoghi” di Luca Palamara contro l’ex procuratore di Roma (e neo presidente del Tribunale Vaticano), Giuseppe Pignatone.Il faldone presentato in procura dai ricorrenti, che Il Fatto Quotidiano ha potuto visionare, annovera schede elettorali, certificati e perizie. Dalle attestazioni mediche della Asl di Frosinone risulterebbe che per ben 11 elettori sia stata esclusa dal medico incaricato sia la presenza delle patologie di natura fisica per rendere il voto a domicilio, sia di quelle ultime escludono il diritto al voto). Nonostante ciò, di questi 11 elettori non autorizzati avrebbero votato con un accompagnatore in cabina ben 8 elettori, muniti del timbro Avd (diritto voto assistito) sulle loro tessere. Non solo. Altre 8 persone sarebbero state accompagnate, munite anche loro di tessera elettorale bollata Avd senza che la Asl avesse ricevuto alcuna richiesta. Su chi abbia dato l’ok a quei timbri è l’altro mistero, visto che all’ufficio elettorale gli Avd risultano essere solo in 6 su 17 e uno solo era stato autorizzato dalla Asl. Gli altri 5, secondo i ricorrenti, sono parenti dei candidati.La vicenda ha fatto arrabbiare molto la lista sconfitta, che ha deciso non solo di presentare ricorso al Tar, ma anche di denunciare il tutto alla Procura di Frosinone. In fase d’indagine, fra l’altro i magistrati hanno rilevato alcune anomale nei plichi che contenevano le schede: uno è arrivato in prefettura aperto e, pare, con alcune schede mancanti, mentre sarebbe alcuni pacchi sarebbero stati lasciati incustoditi nelle ore successive allo spoglio. Nonostante questi elementi, il 14 agosto 2019 i magistrati coordinati dal procuratore di Frosinone, Giuseppe De Falco hanno notificato ben 16 richieste di archiviazione agli indagati. Tutto finito? Non proprio, perché solo una settimana dopo ecco il nuovo colpo di scena: il 23 agosto il nuovo capo dei pm frusinati, Adolfo Coletta – titolare negli anni ’90 dell’inchiesta sulla “tangentopoli ciociara” – decide di ritirare le richieste di archiviazione e riaprire le indagini.“Si tratta di accuse ridicole”, ha detto l’ex sindaca Alessia Savo, interpellata da Il Fatto Quotidiano. “Non vedo perché un piccolo comune come Torrice abbia bisogno di tutti questi stratagemmi per ottenere non si sa quale tipo di potere, visto che parliamo di un paesino grande quanto un condominio di Roma”. “Se vogliamo dirla tutta – ha spiegato ancora Savo, oggi in Fratelli d’Italia dopo un periodo alla Lega – quelle persone hanno votato per l’altro candidato. Il quale fra l’altro è stato consulente in Regione Lazio. Andate a controllare”. La consulenza di Santangeli esiste, risale al 2012, ammonta a 20mila euro e fu commissionata dall’ex presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese (Forza Italia): “Ma quei soldi non ho mai voluto incassarli”, controreplica il candidato sconfitto. Nel 2019 sia Santangeli (ad aprile) che Savo (a giugno) hanno denunciato di aver ricevuto minacce di morte.
FOTO E FONTE ILFATTOQUOTIDIANO.IT
Frosinone, a Torrice anziani accompagnati in cabina senza l’autorizzazione dell’Asl: la procura indaga sulle elezioni comunali
