Ex Tomassi, il paradosso del degrado: l’amministrazione si autoassolve dopo anni di silenzi

EX TOMASSI DEGRADO

DI AUGUSTO D’AMBROGIO.
SORA – L’area ex Tomassi è, da anni, il simbolo dell’incapacità amministrativa, dell’abbandono istituzionale e del degrado urbano più vergognoso. Oggi, dopo mesi di immobilismo e anni di promesse a vuoto, il sindaco Luca Di Stefano e l’assessore all’urbanistica Marco Mollicone tentano di rimettere ordine con un comunicato stampa che suona più come un goffo tentativo di autoassoluzione, che come una vera assunzione di responsabilità.
“Lo stato di totale abbandono e degrado dell’area ex Tomassi è stata ed è una priorità nell’azione di questa amministrazione”, scrivono.
Una frase che basterebbe da sola a sollevare sdegno e incredulità.
Se questa è stata una priorità, allora viene spontaneo chiedersi cosa succede alle zone che non rientrano tra le priorità comunali. Perché quello che si presenta agli occhi dei cittadini non è solo un ammasso di rifiuti e detriti industriali, ma una vergogna visibile, puzzolente e pericolosa, tollerata per troppo tempo nel silenzio delle stanze comunali.
Una “priorità” ignorata per anni
I residenti dell’area – costretti a convivere con una discarica abusiva, rischio ambientale e abbandono strutturale – hanno denunciato per anni la situazione. Hanno raccolto firme, inviato segnalazioni, scritto lettere. La risposta? Assente. O, peggio, fatta di promesse vaghe, sopralluoghi mediatici e progetti annunciati e mai partiti.
Ora, all’improvviso, si torna a parlare di bonifica e messa in sicurezza “della sola proprietà comunale”, su circa 5.000 metri quadrati. Una porzione ridotta rispetto all’intera area ex industriale, che resta divisa tra più proprietari ma unita da un unico tratto comune: l’incuria.
Non si può continuare a nascondersi dietro la complessità burocratica o la difficoltà nella ricerca di fondi. Chi amministra una città sa che la complessità non è un alibi, ma una responsabilità da affrontare con competenza, determinazione e trasparenza. E, su questi fronti, l’attuale amministrazione ha dimostrato un vuoto preoccupante.
Un linguaggio vuoto, una città che aspetta
Il comunicato si perde in un linguaggio tecnico-burocratico, condito da frasi generiche (“progetto serio”, “delicatezza dell’intervento”, “disagio della cittadinanza”) che non danno risposte, non offrono date, non parlano chiaro. Nessuna assunzione di responsabilità sul perché si sia arrivati a questo punto. Nessuna autocritica. Solo una generica disponibilità a “partecipare a un incontro” per spiegare quanto si farà “nei prossimi giorni”.
La verità è che si è agito solo quando l’emergenza è diventata insostenibile, quando la rabbia dei cittadini ha iniziato a fare rumore, quando l’odore del degrado ha superato anche il confine della tolleranza.
L’ex Tomassi poteva e doveva essere un’opportunità di riqualificazione urbana. Oggi è solo il simbolo di ciò che non si è voluto vedere, di ciò che non si è stati capaci di affrontare.
Serve altro: non parole, ma risposte.
Ai cittadini di Sora non servono comunicati scritti per giustificare ritardi. Servono risultati visibili, responsabilità vere, scadenze certe. Servono amministratori che dicano: “Abbiamo sbagliato, ora rimediamo. Subito.” Ma questo, nel comunicato del sindaco e dell’assessore, non c’è.
In attesa che gli “uffici competenti” redigano le “formali determinazioni”, resta una città ferita, un quartiere esasperato e un senso di sfiducia verso chi governa che nemmeno il miglior ufficio stampa potrà mai ripulire.

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