Equo compenso: senza modifiche gli archeologi italiani dicono no ad una proposta sanzionatoria

ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARCHEOLOGI

L’Associazione Nazionale Archeologi condivide le preoccupazione del Presidente di Confprofessioni Gaetano Stella in merito al Disegno di Legge Atto del Senato n. 2419, che, così come formulato, invece di tutelare i professionisti finisce per penalizzarli, contenendo al suo interno molteplici clausole vessatorie:  come l’ ipotesi di nullità per pattuizioni in tema di anticipazione di spesa o la presunta corresponsabilità del professionista, nel caso in cui sia vittima di contratto professionale non congruo o iniquo.

“Gli archeologi italiani chiedono da tempo una norma sull’equo compenso per i professionisti liberi, che sono la fetta largamente maggioritaria dei lavoratori nel settore dell’archeologia, e si ritrovano una proposta che unisce il peggio che si può trarre da una visione antiquata e confusa della materia” dichiara Alessandro Garrisi, Presidente Nazionale ANA, che prosegue: “Antiquata, in quanto – un po’ come succede con tutte le normative un po’ datate – è abbastanza evidente nell’impianto della proposta l’associazione tra la figura del professionista e quella del corrispondente ordine professionale, il che lascia un po’ in disparte tutte quelle professioni che, normate attraverso la Legge n. 4 del 2013, non sono organizzate in ordini o collegi. Confusa perché dal tentativo dichiarato di proteggere il professionista si arriva ad un esito opposto, nel quale il professionista è l’unico ad essere colpito da eventuali sanzioni per il mancato rispetto dell’equo compenso. In un settore come quello dell’archeologia, dove da anni i professionisti vengono soffocati da proposte inique da parte di imprese sempre più affamate di profitto, la responsabilità di un servizio reso dietro compenso iniquo ricadrebbe sulle spalle unicamente del professionista stesso”.

“Per rendere davvero attuativa la norma dell’equo compenso è necessario eliminare le sanzioni a carico del professionista che è parte  di un rapporto contrattuale lesivo poiché contraente debole, come sovente accade al libero professionista archeologo che eroga servizi alle Pubbliche Amministrazioni o a grossi committenti ” dichiara Oriana Cerbone, Vicepresidente Nazionale ANA, che prosegue: “È invece essenziale estendere il campo di applicazione dell’equo compenso anche ai rapporti limitati alla singola prestazione, che sono tra le tipologie di rapporto di lavoro più frequenti per gli archeologi che operano come libero professionista”.

Pertanto l’ANA auspica che vengano fatte le opportune modifiche affinché il Disegno di Legge sia rispettoso dei principi dell’art. 36 della Costituzione,  dell’art. 2233 del Codice civile e sia aderente alla realtà professionale degli archeologi.

COMUNICATO STAMPA

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