«Siamo su un bus che va verso il precipizio, ma nessuno sembra accorgesene. “Eaa, ma come andiamo forte, Eaa ormai nessuno ci può fermare”: così cantavo, in un blues napoletano, 45 anni fa. Siamo nella stessa situazione, si salvi chi può».
Edoardo Bennato quasi non ci crede. Quel concept album dalla copertina indimenticabile, “La Torre di Babele” (1976), viene ripubblicato da domani in edizione rimasterizzata: ma, soprattutto, impone una riflessione.

Dove ci troviamo a vivere, Edoardo?
«In un mondo che vede l’uomo sfidare la Natura, vuole arrivare a toccare il cielo. Proprio come nella situazione biblica della Torre di Babele. Costruisce una torre altissima, simbolo di superbia, solo che Dio castiga tutti e provoca la Babele. Così nessuno si capisce con l’altro, si mischiano i linguaggi e si corre verso la catastrofe».
Con i giovani di oggi che sembrano stare a guardare?
«I social allontanano dalla vita reale, i giovani seguono mode effimere. La Rete ci sostiene solo all’apparenza, questa è una società sbandata e schizofrenica». Alt, sta parlando come un anziano: non teme che i giovani le voltino le spalle?
«I conflitti generazionali ci sono sempre stati, è normale che la musica di diversi anni fa sembri migliore a chi ha superato gli “anta”. Però qui sta andando in onda qualcosa di diverso, si rischia un punto di non ritorno. Pensiamo al clima, per esempio. E qui una parte dei giovani prova a fare il proprio dovere. Solo che sono in minoranza»
Il movimento delle Sardine è stato l’ultimo tentativo, poi niente.
«Poverini, quelli delle Sardine. Volevano solo stare uniti e rappresentare una forza. Hanno scelto il peggior periodo e si sono liquefatti».
Cosa fa più paura?
«L’intolleranza aggressiva dei benpensanti. Puntano a comandare il Pensiero, i canali web amplificano certe parole per nulla “umane”».
Allude ai No Vax?
«Non solo. Per me gli artefici dell’orrore sono proprio i presunti benpensanti di una società che sembra evoluta, invece viene dominata soprattutto dalla voglia di apparire. Ecco perché i giovani dovrebbero davvero ribellarsi».
Insomma, regna sempre l’instabilità sociale?.
«Un disco come “La Torre di Babele” avrei potuto scriverlo e cantare oggi. Anzi, bisognerebbe ri-ascoltarlo bene».
Foto e fonte Leggo
