La miglior dieta al mondo? Secondo la classifica stilata ogni anno da US News & World Report — società di media americana che si occupa principalmente di analisi di mercato e di consigli ai consumatori — è ancora una volta, la quarta per l’esattezza, quella Mediterranea. Che ha soddisfatto, più e meglio di altre, i sette parametri di valutazione richiesti: perdita di peso a breve termine, perdita di peso a lungo termine, facilità nel seguirla, completezza di nutrienti, rischi per la salute, efficacia nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e del diabete. Aggiudicandosi, così, il titolo di Best Diet Overall.
Il riconoscimento? Più di uno. Prima di tutto perché si tratta di uno stile di vita che, in quanto tale, promuove il consumo giornaliero di vegetali: verdura, frutta fresca e secca, cereali, legumi. Preferibilmente locali e biosostenibili. Poi perché tiene bassa l’assunzione di carne rossa, di derivati del latte ad alto contenuto di grassi, di alimenti processati in genere. Tutto con un occhio attento all’ambiente: grazie, infatti, alla significativa componente vegetale, al rispetto per la stagionalità, per la territorialità e la biodiversità degli alimenti, la dieta mediterranea favorisce emissioni di gas serra controllate.
Dieta mediterranea
Legumi, cereali per lo più integrali, frutta secca. E poi vegetali in quantità, preferibilmente di stagione; pesce e olio extra vergine di oliva. La carne rossa? Nell’elenco dei cibi da consumare con estrema moderazione, insieme ai latticini. Sono trascorsi dieci anni — l’anniversario il 16 novembre scorso — da quando la dieta mediterranea è stata iscritta nella lista del patrimonio culturale immateriale Unesco. Le motivazioni, come si legge in un documento del Comitato intergovernativo della Convenzione, stanno in quelle conoscenze, pratiche tradizionali e abilità che sono passate di generazione in generazione e che, nel tempo, hanno fornito alle comunità affacciate sul bacino del Mare Nostrum un senso di appartenenza e continuità. Come dire: quella Mediterranea è molto più di una lista di alimenti. È, casomai, uno stile di vita entro cui l’atto del mangiare insieme è la base di una identità culturale fatta di creatività, dialogo, ospitalità. Ma anche di rispetto per il territorio e la biodiversità. E a guadagnarci è la salute. Purché in tavola si mettano gli alimenti giusti, opportunamente combinati. Ad esempio così.
Fonte corriere.it – foto web
