Diabete: così il Covid-19 aumenterebbe il rischio di ammalarsi del 40%

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Secondo una recente ricerca i pazienti guariti dal Covid e a rischio diabete hanno circa il 40% in più di sviluppare il diabete di tipo 2, entro 5 mesi dall’esordio dell’infezione virale. La causa è che le cellule iniziano erroneamente ad aumentare la glicemia.

Un nuovo ampio studio ha rilevato che le persone che si sono riprese dal Covid-19 nell’ultimo anno hanno il 40% in più di probabilità di sviluppare il diabete, rispetto a coloro che non sono stati infettati.

Lo studio

Alla maggior parte delle persone con diabete, che hanno preso parte allo studio è stato diagnosticato un diabete di tipo 2. Alcuni ricercatori affermano che il Covid potrebbe anche innescare un tipo completamente nuovo di diabete, in cui alcune cellule iniziano erroneamente ad aumentare, anziché abbassare, la glicemia.

Lo studio si aggiunge alle prove che mostrano un aumento del rischio post-covid di condizioni cardiometaboliche, e complicazioni cardiache e renali.

Normalmente, quando le persone pensano ai sintomi di coronavirus a lungo termine, pensano a problemi cognitivi, affaticamento o mancanza di respiro.

Ma gli scienziati affermano che probabilmente esistono diversi tipi di Covid lungo, e uno sembra essere definito da problemi cardiometabolici che sorgono dopo aver contratto l’infezione.

Finora, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ci siano stati più di 464 milioni di casi di Covid-19, quindi anche piccole percentuali di quelle persone che sviluppano complicazioni a lungo termine sarebbero significative.

Sulle patologie che si possono sviluppare post Covid ci sono stati vari studi; uno ha mostrato un rischio maggiore di sviluppare problemi cardiaci, inclusi ictus e infarto, un altro ha mostrato maggiori probabilità di avere un calo della funzionalità renale o danni renali fino a sei mesi dopo l’infezione.

I ricercatori hanno trovato solo un’associazione tra covid-19 e condizioni cardiometaboliche, senza trovare una causa diretta. Alcuni medici affermano, inoltre, che le nuove diagnosi di diabete di tipo 2 e malattie cardiache potrebbero essere influenzate dall’aumento di peso o dalla diminuzione dell’attività durante la pandemia.

Nel nuovo studio sul diabete i ricercatori hanno analizzato 181.000 pazienti a cui è stato diagnosticato il covid nell’ultimo anno, e li hanno confrontati con oltre otto milioni di persone che non hanno avuto l’infezione.

I dati hanno confermato ciò che gli studiosi avevano ipotizzato, anche se non è stato determinato il motivo per cui un’infezione possa portare a nuovi casi di diabete.

Una possibilità è che il virus possa danneggiare la capacità del pancreas di secernere insulina, l’ormone che regola la glicemia. Un’altra teoria è che la forte risposta immunitaria generi una cascata infiammatoria, che si traduce in un’infiammazione di basso grado, che interferisce con la secrezione e la sensibilità dell’insulina.

Questi risultati confermano lo studio pubblicato su JAMA Network Open a febbraio che ha rilevato che le persone risultate positive al covid-19 avevano un rischio circa due volte maggiore di una nuova diagnosi di diabete di tipo 2 da uno a cinque mesi dopo l’infezione, rispetto a quelle risultate negative al virus. Circa il 7% degli adulti ricoverati ha ricevuto diagnosi di diabete entro cinque mesi.

Ci sono diverse possibili ragioni biologiche per cui una diagnosi di diabete potrebbe seguire un’infezione da Covid; secondo la ricerca, infatti, è possibile che il virus possa infettare e danneggiare le cellule beta del pancreas in modo che producano meno insulina.

Fonte Greenme – foto archivio

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