Daniele Maura e la politica del fumo negli occhi: l’abolizione dell’EGAF come operazione di facciata

DANIELE MAURA..........

DI AUGUSTO D’AMBROGIO –  Con toni trionfalistici e retorica da comizio, Daniele Maura – vice capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio Regionale del Lazio – ha annunciato la fine dell’EGAF, l’Ente di Gestione delle Aree Funzionali, definendolo senza mezzi termini “l’ultimo poltronificio inventato da Nicola Zingaretti”. Ma dietro il linguaggio muscolare, le dichiarazioni roboanti e l’autocelebrazione, si cela una realtà ben più sfumata e tutt’altro che priva di contraddizioni.

L’operazione che Maura definisce “una vittoria politica” si è in realtà trascinata per mesi, lasciando i Comuni della provincia in bilico tra incertezza amministrativa e aggravi potenziali per i bilanci locali. L’EGAF, che pure può essere criticato per il suo ruolo discutibile e i suoi costi gestionali, era stato comunque concepito come strumento di coordinamento amministrativo. Lo smantellamento improvviso – e non privo di costi – ne ha determinato una liquidazione frettolosa e caotica, che solo in un secondo momento, e grazie a un emendamento tardivo, ha evitato ulteriori esborsi per i Comuni.

È lecito domandarsi: dov’era questa attenzione per i Comuni quando è stata decisa la messa in liquidazione? Perché l’impatto economico sui bilanci locali non è stato preventivamente escluso, ma soltanto “annullato” dopo l’intervento del centrodestra, come se il problema non fosse stato causato proprio da chi oggi rivendica il merito della soluzione?

Invece di affrontare strutturalmente i nodi della gestione amministrativa regionale, Maura e i suoi colleghi sembrano preferire lo storytelling politico: annunciare un taglio, creare il problema, intervenire in extremis per “risolverlo” e poi rivendicare il risultato come fosse un successo epocale. È un copione noto, già visto altrove, e che finisce per produrre più propaganda che progresso.

Non è un caso che il comunicato di Maura non entri nel merito dell’effettiva funzione svolta (o mancata) dall’EGAF, né faccia autocritica sul modo in cui è stata gestita la sua chiusura. Il suo focus resta su un nemico politico ben definito – Zingaretti e il centrosinistra – colpevoli a prescindere, secondo una narrazione semplificata che poco ha a che fare con la trasparenza amministrativa e molto con la strategia elettorale.

A farne le spese, ancora una volta, sono i cittadini e le amministrazioni locali, trattati come pedine retoriche anziché come interlocutori da ascoltare e sostenere concretamente. Il sospetto – legittimo – è che l’abolizione dell’EGAF sia stata meno un atto di responsabilità e più un’operazione simbolica per alimentare la macchina della propaganda di partito.

Se davvero Fratelli d’Italia e Daniele Maura vogliono “dare più forza ai Comuni”, come dichiarano, il prossimo passo non dovrebbe essere un altro annuncio da palco, ma un’azione amministrativa seria, strutturata e misurabile. Perché la politica, quella vera, non si fa con gli slogan. Si fa con i risultati. E di questi, per ora, se ne vedono pochi.

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