Crisi Stellantis, l’indotto del Cassinate sull’orlo del baratro: i sindaci si mobilitano per salvare i posti di lavoro

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Il territorio serra i ranghi e prova a reagire. Nel cassinate il dado è tratto: non come epilogo di una vertenza che resta drammaticamente aperta, ma come solenne accensione dei riflettori su una crisi che rischia di segnare un punto di non ritorno per l’intera area industriale legata allo stabilimento di Stellantis.
L’apertura della procedura di licenziamento da parte delle aziende dell’indotto — Trasnova, Teknoservice e Logitech— ha imposto una risposta corale e immediata, capace di superare divisioni politiche e istituzionali per assumere una responsabilità condivisa nella difesa dei posti di lavoro.
Sarà la consulta dei sindaci del territorio, convocata per lunedì 23 alle ore 15.30, a prendere in carico in prima battuta la gravità della situazione. L’obiettivo è chiaro: esercitare un pressing stringente sia sull’azienda automobilistica sia sul Ministero delle Imprese e del Made in Italy affinché venga concessa la proroga dell’appalto in scadenza il prossimo 30 aprile.
Una data che assume i contorni di uno spartiacque storico. Da essa dipende il destino di decine di famiglie sospese tra l’angoscia della perdita del lavoro e la tenue speranza di una riconferma. L’interrogativo è tanto semplice quanto lacerante: quegli operai saranno costretti a varcare definitivamente la soglia dell’uscita o si riuscirà a preservare un presidio produttivo essenziale per la filiera della componentistica, oggi più fragile persino della fabbrica madre?
Il territorio non intende assistere passivamente agli eventi. Si avverte piuttosto l’urgenza di una mobilitazione ampia, capace di trasformare la tensione sociale in iniziativa concreta. La difesa dell’occupazione viene percepita come una battaglia identitaria oltre che economica, perché la crisi dell’indotto rischia di produrre effetti a catena sull’intero tessuto produttivo locale.
All’orizzonte si staglia inoltre il tavolo ministeriale fissato per l’11 marzo, dopo il rinvio della precedente convocazione del 4 febbraio. In quella sede, a un livello decisionale più alto, si discuteranno le sorti di circa 180 lavoratori sull’intero territorio nazionale coinvolti nelle procedure avviate dalle tre aziende.
Nel frattempo il Cassinate trema. La sensazione diffusa è che si stia giocando una partita decisiva non solo per i lavoratori direttamente interessati, ma per il futuro stesso di un distretto industriale che per decenni ha rappresentato uno dei pilastri economici del Lazio meridionale. La mobilitazione istituzionale che sta prendendo forma vuole evitare che la crisi si trasformi in un irreversibile processo di desertificazione produttiva.

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