Venerdì 20 marzo 2026 anche il filosofo Filippo Cannizzo sarà a fianco delle lavoratrici e i lavoratori di Stellantis di Cassino per la mobilitazione decisa dall’attivo unitari di RSA e RSU del comparto Automotive promosso dalle sigle sindacali FIM, FIOM, UILM, FISMIC e UGLM.
L’impegno di Cannizzo in merito è stato costante negli anni, fin dal 2010 e dalle mobilitazioni del 2011 e 2012 al grido di: “il lavoro è un bene comune: da Pomigliano a Mirafiori difendiamo contratto e diritti”. Già sedici anni fa, infatti, quando scendevano nelle piazze le tute blu in tutto il Lazio e in tutta l’Italia contro i progetti di dismissione della produzione a Cassino da parte di quella che allora si chiamava Fiat, il filosofo era stato tra i pochi a svelare i veri progetti dell’azienda – tra il silenzio colpevole della Regione Lazio, di molti esponenti della politica, di una parte del mondo sindacale.
Oggi stanno venendo alla luce le reali intenzioni di Stellantis, come diceva Filippo Cannizzo in tempi non sospetti, e che la crisi non riguarda soltanto i lavoratori del settore ma coinvolge trasversalmente l’intero settore, l’indotto e il tessuto economico del territorio: famiglie, commercianti, piccole e medie imprese, logistica e trasporti. Una situazione che, se non ci saranno interventi tempestivi e strutturali, metterà in ginocchio l’economia locale.
Anche nel 2026, sarebbe necessario rilanciare il concetto di lavoro come bene comune. Assumere il lavoro come un bene comune significa affermare che il lavoro non è una merce. Rivendicare il lavoro come un bene comune significa sottrarre la forza lavoro alla disponibilità del mercato e delle sue logiche, per assegnare al lavoro una funzione sociale, in quanto connotato da diritti di cittadinanza e di democrazia. Perché è ancora il lavoro, seppure oggi debole e disperso, la leva del cambiamento, e solo a partire dal lavoro si può costruire l’alternativa ed aprire una nuova stagione di cambiamento in questo Paese (e in Europa, ma non solo).
Al momento attuale, come più volte ribadito da Cannizzo, per Stellantis è necessario un piano industriale serio e credibile, capace di garantire il futuro dello stabilimento di Cassino, dell’occupazione, del tessuto produttivo e dell’economia del territorio, che parta da una riconversione industriale che guardi a una produzione in chiave ecosostenibile – pure mettendo in discussione il settore su cui investire per il futuro, con strategie industriali adeguate al presente e a un tipo di economia civile che metta le persone al centro. Lavoratrici e lavoratori, sindacati, azienda, esperti, amministratori locali, regionali e nazionali, cittadine e cittadini, devono dare vita a un percorso comune che nel più breve tempo possibile dia vita a un distretto dell’economia civile e possa far rinascere il territorio.
Filippo Cannizzo è un filosofo, scrittore e insegnante. Ha collaborato con l’Istituto Luigi Sturzo e la Fondazione Ugo Spirito, ha diretto l’ICC Castelli. Tra i promotori dell’evento internazionale “The Economy of Francesco”, è stato tutor presso la “XIII UNESCO Creative Cities Conference Fabriano 2019” e coordina le iniziative di ResiliArt Italy: Bellezza di Unesco. Promotore di una legge per la bellezza nel Bel Paese, ideatore del Festival di Filosofia in Ciociaria e direttore scientifico del convegno “Sulle tracce della bellezza” per la Regione Lazio, dal 2021 è “EU AmbassadorBeauty&Gentletude”. Per i suoi libri ha ricevuto il premio nazionale “Per la Filosofia” 2018, il premio internazionale “SCRIPTURA” 2019, il premio speciale del Bancarella 2021.
Il 20 marzo 2026, lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori di Stellantis e dell’indotto sarà una mobilitazione che chiamerà in causa tutto il territorio. Oggi come sedici anni fa: il lavoro è un bene comune!
