Covid, l’allarme dei medici: «Se i casi aumentano ancora gli ospedali terranno due mesi»

terapie intensive ospedale coronavirus

L’indice di crescita della curva è ormai diventato esponenziale portandosi dietro a sé la situazione ospedaliera. Con oltre cinquemila ricoverati e cinquecento persone in terapia intensiva «gli ospedali italiani potranno reggere almeno per cinque mesi ed al momento la situazione è gestibile, ma se dovessimo assistere ad un aumento esponenziale dei casi come sta accadendo in altri Paesi come la Francia allora il sistema ospedaliero avrebbe una tenuta di non oltre 2 mesi». Sono le parole di Carlo Palermo segretario dell’Anaao-Assomed, il maggiore dei sindacati dei medici ospedalieri italiani.«Si rischia il crollo della prima trincea ospedaliera anti-Covid, perché gli ospedali non sono pronti a far fronte ad un’epidemia esponenziale». «Già ora – ha avvertito Palermo – si iniziano a registrare delle criticità, a partire dal personale sanitario carente e dalle strutture che non sempre garantiscono percorsi differenziati». Mancano medici («ne servono almeno altri 4mila») e le strutture non sempre sono adeguate: «Molti ospedali sono vecchi, magari costruiti oltre 50 anni fa» e «i reparti Covid ordinari cominciano a riempirsi, soprattutto al Sud».
Una forte preoccupazione condivisa anche dagli anestesisti che parlano di un rischio alto nei territori dove non si è affrontata la prima ondata. «Vediamo oggi una fotografia degli effetti di contagi avvenuti 2-3 settimane addietro – ha spiegato Alessandro Vergallo, presidente nazionale di Aaroi-Emac – per questo dobbiamo cercare di immaginare in prospettiva quella che sarà la fotografia di oggi che noi vedremo fra 3 settimane: nel giro di poco più di una settimana siamo passati da 200 a circa 450». «Il numero è relativamente basso – ha aggiunto – ma dimostra che non siamo di fronte ad una curva lineare, bensì ad un’iniziale curva esponenziale. Il rischio è alto soprattutto nelle regioni che non hanno affrontato l’onda pandemica iniziale». Per Vergallo, «questa non è la risacca della prima ondata, è una vera e propria seconda ondata».

foto e fonte leggo.it

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *