Età media 81 anni, il 31% dei decessi in Lombardia. Il 63% aveva tre o più patologie ma il 3% del campione nessuna. Le terapie: l’85% dei casi trattati con antibiotici, il 4% con Tocilizumab. Ecco tutti i dati
La seconda ondata, per ora, è costata all’Italia 50mila morti per Covid-19, volendo fare una proporzione: il 43% in più della prima. Il 31% dei decessi si è verificato in Lombardia. Solo l’1,1% dei deceduti aveva meno di 50 anni, l’età media 81. E due vittime su tre presentavano prima del contagio 3 o più patologie pregresse. Sono alcuni dei dati che emergono dal report Iss pubblicato oggi, dal titolo ‘Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italià’. L’Istituto analizza le caratteristiche di 85.418 persone che hanno perso la battaglia contro il Covid, secondo le tre fasi che hanno caratterizzato la pandemia dall’inizio al 27 gennaio 2021: la prima ondata (marzo-maggio 2020), la fase di bassa incidenza (giugno-settembre 2020 ), e la seconda ondata (ottobre 2020-gennaio 2021), quest’ultima ancora in corso. Proprio qui sono emergono 49.274 decessi rilevati, mentre nella prima fase i morti furono 34.278.Si conferma il dato che vede la Lombardia in cima alla triste classifica. In totale ha registrato 26.674 vittime, il 31% del totale. Molto staccate Emilia Romagna (10,9%) e Veneto, che ha fatto registrare 8.721 vittime, il 10,2% dei numeri complessivi. Al 27 gennaio 2021, secondo l’Iss sono 941, dei 85.418 totali (1,1%), i pazienti deceduti positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 234 di questi avevano meno di 40 anni (138 uomini e 96 donne con età compresa tra 0 e 39 anni). Di 52 pazienti di età inferiore a 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche; degli altri, 147 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 35 non avevano diagnosticate patologie di rilievo. L’età media dei pazienti positivi a SARS-CoV-2 è 81 anni. Le donne decedute sono 37.295 (43,7%), mentre l’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di oltre 30 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (pazienti deceduti 83 anni – pazienti con infezione 48 anni).Il report indica che complessivamente 196 pazienti (3,1% del campione) presentavano 0 patologie, 772 (12,1%) presentavano 1 patologia, 1185 (18,6%) presentavano 2 patologie e 4.228 (66,3%) presentavano 3 o più patologie. Si tratta di un dato ottenuto da 6381 deceduti per i quali è stato possibile analizzare le cartelle cliniche. L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente riportata nel campione, seguita da danno renale acuto (24,4%), sovrainfezione (19,6%) e danno miocardico acuto (10,8%). La terapia antibiotica è stata invece comunemente utilizzata nel corso del ricovero (85,9% dei casi), meno utilizzata quella steroidea (53,3%), più raramente la terapia antivirale (46,4%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovrainfezioni o è compatibile con inizio terapia empirica in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di SARS-CoV-2.La terapia antibiotica è stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero (85,9% dei casi), meno utilizzata quella steroidea (53,3%), più raramente la terapia antivirale (46,4%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica, rileva l’Iss, può essere spiegato dalla presenza di sovrainfezioni o è compatibile con inizio terapia empirica in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di SARS-CoV-2. In 1444 casi (23,1%) sono state utilizzate tutte 3 le terapie. Al 4,0% dei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi è stato somministrato Tocilizumab come terapia.
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