Ombrelloni e lettini distanziati e separati con barriere in plexiglass per prevenire il contagio in spiaggia. Non è solo una suggestione ma il rendering del progetto di un’azienda modenese che rimbalza nelle chat dei titolari degli stabilimenti balneari della Riviera Romagnola e sui social in rete. Ma loro, i bagnini, hanno già le idee chiare e la proposta l’hanno già bocciata senza possibilità di ricorso.«Con questi plexiglass avremmo problemi di disidratazione piuttosto che di coronavirus», attacca Mauro Vanni, presidente della cooperativa bagnini Rimini Sud. E c’è chi rincara la dose. «Questa è pura follia. Se una persona vuole andare in carcere fa una rapina piuttosto che venire al mare in uno di quei box», spiega il presidente regionale del sindacato degli operatori balneari Simone Battistoni. «È vero — precisa — che l’unica possibilità che abbiamo per poter aprire questa estate è quella di garantire il distanziamento fra gli ombrelloni, così come tra i tavoli nei ristoranti, riorganizzando gli spazi e le aree in questa direzione, ma, attenzione, pensiamo bene a come farlo».Si tratta in realtà di un refrain che i titolari degli stabilimenti balneari ripetono da Cattolica fino a Comacchio lungo gli oltre 100 chilometri di costa sulla Riviera Romagnola. Trovare la giusta soluzione è un rebus che non sarà facile da risolvere. La prima proposta concreta arrivata sul tavolo dei diretti interessati con tanto di rendering dettagliati dalla Nuova Neon 2 di Modena prevede dunque una riorganizzazione degli spazi così fatta: meno ombrelloni e meno lettini, sull’arenile, e spazi «chiusi» da muri di plexiglass trasparenti. La sindaca di Riccione, Renata Tosi, non ha dubbi. «Così si chiude, o meglio non si apre. Non sarà possibile semplicemente avviare la stagione balneare. La Riviera Romagnola ha una vocazione particolare votata all’accoglienza e quel progetto stona di molto. Dico davvero, lasciamo perdere se gli standard dovranno essere quelli». Per Battistoni e Vanni «non si deve avere paura di ammetterlo. Promuoviamo da sempre un turismo di massa, popolare. Un turismo che fa rima con assembramento. I nuovi standard dovranno impattare senza troppi traumi». Battistoni, tuttavia, intravede il bicchiere mezzo pieno. «Occhio a stigmatizzare il progetto dell’azienda tout court. Non è praticabile da noi in Riviera ma è da apprezzare se non altro il tentativo. Perché da una parte una soluzione di quel tipo potrebbe essere adottata da alcuni ristoranti sulla spiaggia e penso a quelli più piccoli, dall’altra può essere vista come un punto di partenza in un mondo pieno di incertezze».Intanto a Rimini i bagnini sono impegnati nelle ronde anti passeggio in battigia, a Pasqua non è stato difficile incontrarne qualcuno. «Quest’anno sarebbe stato stupendo. Un caldo così a Pasqua non lo ricordo. Francamente non so se e come lavoreremo, giugno è alle porte», spiegava uno degli operatori di Marina Centro di Rimini, con lo sguardo fisso sulle cabine degli stabilimenti ancora spoglie e quelle dei bagnini salvataggio accatastate a ridosso dei marciapiedi. Da qui è impossibile scorgere la riva, troppo alti i muri di sabbia anti mareggiate. La spiaggia è rimasta così come appariva a Natale. «Fino a maggio non potremo occuparci della manutenzione e dell’allestimento delle nostre aree. Di solito iniziavamo a marzo. Se neanche dopo il 4 maggio i decreti e le ordinanze ci permetteranno di allestire gli stabilimenti sarà dura cominciare». In caso contrario alcuni parametri sono già stati fissati. «L’uso delle mascherine e dei guanti sarà un must per gli operatori così come il distanziamento. E poi bicchieri, posate e piatti monouso nell’aree food. E magari, una proposta, al posto del plexiglass potremmo usare le piante per separare gli ambienti», suggerisce Simone Battistoni.
foto e fonte corriere.it
