Il Conclave che porterà all’elezione del nuovo Pontefice si apre con un imprevisto di natura logistica: tredici cardinali elettori sono rimasti senza stanza. Le 120 camere della Casa Santa Marta, tradizionalmente riservata ai porporati durante le votazioni papali, non sono sufficienti per accogliere tutti i 133 cardinali attesi per il voto a partire dal 7 maggio.
A darne notizia è Il Messaggero, che rivela come il Vaticano, dopo aver valutato senza successo l’opzione del Collegio Etiopico, abbia optato per una sistemazione d’emergenza in un edificio finora destinato ad altro: l’asilo dei dipendenti vaticani, alle spalle della residenza papale. La struttura, temporaneamente ribattezzata “Santa Marta bis”, ospiterà i tredici cardinali rimasti senza stanza.
Una scelta definita «dolorosa» da fonti interne, poiché comporta la sospensione temporanea delle attività per i figli dei lavoratori vaticani. Ma, si sottolinea, necessaria per garantire la riservatezza e la sicurezza del processo elettivo. Anche l’asilo, come Santa Marta, sarà sottoposto a rigide misure di isolamento: finestre sbarrate e assoluto divieto di contatti con l’esterno per garantire la segretezza del Conclave.
Il trasferimento dei cardinali nelle due strutture è previsto per martedì pomeriggio, dopo la congregazione generale. Intanto, tra i porporati regna la prudenza sulle tempistiche del voto. «Non abbiamo ancora un nome – ha dichiarato il cardinale Joseph Coutts, arcivescovo metropolita emerito di Karachi –. In questi giorni ci stiamo conoscendo e confrontando nelle congregazioni. Il Conclave inizia il 7, e nessuno può prevedere quanto durerà».
Un inizio insolito, dunque, per uno degli eventi più solenni della Chiesa cattolica, che mette già alla prova la macchina organizzativa vaticana.
