Coldiretti Frosinone al Brennero al fianco dei 10mila agricoltori per difendere il vero Made in Italy

Delegazione Coldiretti Frosinone

Savone: “Difendere l’origine significa tutelare agricoltori, consumatori e vero Made in Italy”.

Coldiretti Frosinone al Brennero con una delegazione proveniente da tutte le federazioni provinciali, al fianco dei 10mila agricoltori arrivati da ogni regione d’Italia, per chiedere la revisione del codice doganale europeo e denunciare le distorsioni della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale, che consente di “italianizzare” prodotti esteri con semplici lavorazioni finali. A guidarli il presidente e il direttore di Coldiretti Lazio, David Granieri e Carlo Picchi, insieme al direttore di Coldiretti Frosinone, Gerardo Dell’Orto.

In occasione della mobilitazione nazionale, Coldiretti ha allestito anche un tavolo simbolico per mostrare come, dietro etichette apparentemente nazionali, si nascondano in realtà materie prime provenienti dall’estero. Un’iniziativa concreta per rendere visibile un problema spesso invisibile sugli scaffali e denunciare un meccanismo che altera la trasparenza del mercato e penalizza gli agricoltori italiani.

Sul tavolo sono stati esposti cinque prodotti simbolo di questa pratica: dalle fettine di pollo sudamericano trasformate in crocchette di pollo “italiano”, al coscio di maiale olandese che diventa prosciutto italiano perché salato nel nostro Paese. E ancora la cagliata proveniente dall’Ucraina che, una volta lavorata, si trasforma in mozzarella italiana, uno dei prodotti simbolo della nostra Dieta Mediterranea. Non mancano i carciofi egiziani, lavorati e venduti come carciofi sottaceto italiani, così come le arance sudafricane che diventano succhi di frutta “italiani” perché trasformate in Italia. Fino al caso del grano canadese, trasformato in pasta italiana, simbolo per eccellenza del Made in Italy, con il rischio legato alla presenza di glifosato.

“Il Lazio è presente al Brennero con una delegazione di agricoltori arrivati da tutte le nostre federazioni provinciali, perché questa è una battaglia che riguarda direttamente il reddito delle imprese agricole, la trasparenza del mercato e la salute dei cittadini consumatori e il loro diritto a conoscere l’origine reale di ciò che portano in tavola – dichiara il presidente di Coldiretti Frosinone, Vinicio Savone –. La normativa sull’ultima trasformazione sostanziale rappresenta una delle principali criticità del codice doganale europeo, perché consente a prodotti stranieri di diventare formalmente italiani attraverso semplici lavorazioni. Una distorsione che indebolisce il sistema produttivo, altera la concorrenza e danneggia il vero Made in Italy”.

Secondo Coldiretti, gli agricoltori potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale. Risorse che, in questa fase particolarmente difficile, potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e a combattere gli aumenti dei prezzi al consumo.

A causa della guerra in Iran, energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle ed è complicato anche l’approvvigionamento, mettendo a rischio le semine e la produzione alimentare e aprendo le porte a un incremento della presenza di alimenti ultra-trasformati. E’ l’analisi della Coldiretti al Brennero in occasione della mobilitazione di diecimila agricoltori provenienti da tutte le regioni d’Italia, insieme al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo. Una battaglia per l’origine – dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo – che è da sempre una priorità sindacale per Coldiretti e che pochi giorni fa ha visto anche un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, ottenuta dopo oltre un decennio di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera. Il cibo è una componente strategica della sicurezza nazionale e il tema dell’origine incide direttamente sulla sovranità economica del Paese. Difendere il valore della produzione agricola – prosegue – significa quindi tutelare un interesse collettivo e garantire autonomia in un settore essenziale. In questo quadro si inserisce anche il tema della pace. I conflitti in corso stanno già producendo effetti concreti sulle filiere agricole, sui costi di produzione e sul potere d’acquisto delle famiglie. Ancora una volta a pagare sono agricoltori e consumatori – conclude – La stabilità internazionale è una condizione indispensabile per difendere la sovranità alimentare ed economica: dire no alla guerra è una scelta etica e morale che si ripercuote nella politica e incide direttamente sulla tenuta economica delle imprese e sulla sicurezza del Paese”.

Una situazione che rende ancora più urgente intervenire sulle regole europee per garantire chiarezza sull’origine dei prodotti e tutelare qualità, sicurezza alimentare e sovranità economica del Paese. Un prodotto simbolo sono le cagliate. Ne arrivano in Italia 150mila tonnellate, di cui il 90% proprio dal Brennero, secondo un’analisi del Centro Studi Divulga su dati del Ministero della Salute. Sono usate come semilavorato per produrre mozzarelle, burrate e altri formaggi a pasta filata, spesso venduti successivamente come “Made in Italy”. Dal valico altoatesino transita anche tra il 75 e l’80% del latte liquido acquistato dalle imprese italiane del settore agroalimentare, della logistica e del commercio. Si tratta di 1,1 milioni di tonnellate che alimentano caseifici e industrie lattiero-casearie per yogurt, formaggi e burro. Ma ci sono anche i prosciutti freschi (560mila tonnellate), base per prosciutti magari a denominazione di origine Igp i cui disciplinari non prevedono limitazioni geografiche sulla provenienza dei maiali.
Il problema riguarda un po’ tutti i prodotti che sono abitualmente presenti sulle tavole degli italiani. Soprattutto dai porti arrivano i quasi 6 milioni di tonnellate, ad esempio, di grano tenero straniero usati per fare pane e biscotti, mentre 2,9 milioni di tonnellate di grano duro, compreso quello canadese al glifosato, finiscono nella produzione di pasta secca, simbolo della Dieta mediterranea esportata nel mondo. Le patate seguono a ruota: 857mila tonnellate di kg fresche più 337mila congelate, per un totale di 1,91 milioni, pronte per purè, fritti e piatti tradizionali. L’olio d’oliva tocca le 615mila tonnellate, il pomodoro trasformato (256mila tonnellate) dà corpo a sughi pronti e conserve vendute all’estero come italiane, mentre i calamari (67mila tonnellate) riforniscono ristoranti e supermercati per fritture e zuppe di pesce.

“La difesa del lavoro agricolo passa prima di tutto dall’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa e dalla riforma dell’attuale codice doganale – prosegue Savone –. Non si tratta di penalizzare l’industria di trasformazione, ma di ristabilire regole eque e trasparenti lungo tutta la filiera. Vogliamo che l’origine dei prodotti sia chiara, a partire dalla materia prima agricola, perché solo così si possono difendere il reddito degli agricoltori e la libertà di scelta dei consumatori”. Giovedì a Roma Coldiretti porterà queste richieste direttamente al Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, perché si arrivi a decisioni concrete e non più rinviabili. La mobilitazione è sostenuta dalla campagna #nofakeinitaly sui canali social ufficiali di Coldiretti.

“L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, ed è proprio per difendere questo patrimonio che siamo qui 

oggi – spiega il presidente Ettore Prandini – Non si tratta solo di contributo al Pil, ma di presidio economico, sociale e occupazionale sui territori, che non può più essere esposto agli effetti distorsivi del codice doganale. Oggi assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *