Cassino, Stellantis: servono fatti, non annunci. La fabbrica chiede un piano industriale concreto

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Cassino (FR) – I numeri parlano chiaro, freddi e inesorabili. E in questo caso non servono a nascondere, ma a denunciare. Nei primi sei mesi del 2025 dallo stabilimento Stellantis di Cassino sono uscite soltanto 10.500 vetture. Un dato che segna un crollo del 34% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un crollo che fa ancora più rumore se si considera che il 2024 era già stato, per volumi, l’anno peggiore almeno dagli anni del Covid.

Per Andrea Di Traglia, segretario generale della FIOM-CGIL di Frosinone-Latina, non ci sono dubbi: «La produzione a singhiozzo è solo il sintomo di un problema più profondo, ovvero l’assenza di un vero piano industriale. È da anni che lo denunciamo, e ora i numeri ci danno ragione».

Il quadro produttivo di Cassino è oggi segnato da continui stop, incertezza occupazionale e un indotto che arranca. Il polo laziale, un tempo fiore all’occhiello del comparto automotive italiano, vive una fase di forte ridimensionamento. Oggi nello stabilimento lavorano poco più di 2.300 persone, in un contesto segnato da salari tra i più bassi d’Europa e da una progressiva desertificazione industriale nel centro-sud del Paese.

Eppure è dai numeri, seppur impietosi, che bisogna partire. La produzione di modelli è calata drasticamente: nel comparto Alfa Romeo, le Giulia e Stelvio – prodotte a Cassino – registrano volumi ridotti rispetto alla Junior, realizzata in Polonia, o alla Tonale, assemblata a Pomigliano. Sul fronte Maserati, la situazione non è più rosea: dei tre impianti attivi fino a qualche anno fa (Modena, Torino e Cassino), oggi ne restano solo due.

A fronte di questo scenario, il sindacato chiede un confronto urgente al MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy): «Serve un tavolo vero, non solo annunci – incalza Di Traglia –. Un piano industriale per Cassino deve contenere tempi certi, investimenti reali e modelli in grado di stare sul mercato. Altrimenti il rischio è quello di spegnere lentamente una fabbrica che ha rappresentato per decenni una colonna dell’economia del territorio».

Mentre la politica nazionale tace e il gruppo Stellantis continua a delocalizzare, il futuro di Cassino sembra appeso a un filo. Ma proprio dai numeri, quelli crudi, parte l’appello per evitare che quel filo si spezzi definitivamente.

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