Cassino, Stellantis: la crisi dell’automotive mette in ginocchio le famiglie

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Operai in difficoltà, stipendi bassi e un piano industriale che non decolla: il territorio rischia il collasso

CASSINO – La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino non è più soltanto una fase congiunturale, ma si sta trasformando in una vera e propria emergenza sistemica. L’assenza di un piano industriale concreto e l’ennesima serie di annunci e rinvii hanno alimentato un clima di incertezza che pesa in modo drammatico sulle famiglie dei lavoratori e sull’intera economia del territorio.

Gli stipendi, già bassi, registrano un costante calo del potere d’acquisto, mentre le prospettive occupazionali restano appese a un filo. Per molti nuclei familiari, il lavoro in fabbrica non rappresenta più una garanzia, ma il segno tangibile di una regressione sociale che appare inarrestabile.

Il tessuto economico locale, che per oltre l’80% dipende direttamente o indirettamente dal comparto automotive, subisce un declino strutturale. Non solo la produzione interna dello stabilimento, ma anche l’indotto – con migliaia di addetti tra fornitori e servizi collegati – è oggi in bilico. I dati sono impietosi: i livelli produttivi sono inferiori persino a quelli registrati durante la pandemia, certificando un arretramento senza precedenti.

Le sigle sindacali e le istituzioni locali chiedono da tempo l’apertura di un tavolo permanente con il Governo e con Stellantis, nella speranza di strappare impegni concreti per il futuro del plant. Senza interventi urgenti e misure strutturali, però, il rischio è che lo stabilimento di Cassino diventi l’ennesimo simbolo di un Mezzogiorno industriale dimenticato, con conseguenze devastanti per migliaia di famiglie.

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