Redazione
La crisi Stellantis non è più una semplice battuta d’arresto industriale. È diventata una lenta emorragia che sta dissanguando l’intero tessuto socioeconomico del territorio. Non si parla più soltanto di fermate produttive a intermittenza, ma di una vera e propria desertificazione economica che si insinua nei portafogli delle famiglie, nelle casse dei negozi, nelle vetrine che non si riempiono più.
A Cassino e nell’indotto, ogni nuova settimana di stop – oramai diventata prassi, non eccezione – comporta una riduzione del potere d’acquisto. Le buste paga sono sempre più leggere, i margini di spesa delle famiglie sempre più ristretti. Il sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi, ha descritto con chiarezza l’ampiezza del fenomeno: “Tutto il tessuto ricettivo, commerciale e immobiliare sta soffrendo. Prima c’erano 7-8 mila operai a due passi dall’area commerciale. Oggi sono molti di meno.”
E non si tratta solo di Stellantis o del suo indotto diretto. Il caso del centro commerciale Le Grange, in crisi evidente, è la cartina di tornasole di un’economia locale che non regge più. Il cliente medio non è scomparso: è stato impoverito. L’effetto domino parte dalla fabbrica, ma arriva dritto al cuore delle piccole botteghe, dei bar, dei negozi storici e delle famiglie che, giorno dopo giorno, riducono consumi, rinviano acquisti, evitano spese.
Non è più tempo di rinvii o rassicurazioni vuote. A settembre è previsto un nuovo incontro sull’apertura di Trasnova, ma le parole non bastano a congelare l’inverno che già avanza. Il lavoro non può essere una lotteria. Né può esserlo il destino di intere comunità.
Il rischio? Che un’intera area industriale venga lasciata marcire sotto il peso dell’indifferenza, mentre ogni giorno si spegne una luce in più nelle città che vivono dell’automotive.
