Cassino, crisi Stellantis: indotto a rischio e sciopero il 20 marzo. Sindacati in piazza per difendere lavoro e territorio

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Il futuro dell’indotto dello stabilimento Stellantis di Cassino si fa sempre più incerto. La vicenda che riguarda le aziende di servizi Trasnova, Teknoservice e Logitech rischia di chiudersi senza ulteriori sviluppi positivi, mentre cresce la preoccupazione per i lavoratori coinvolti.
A pesare sulla vertenza è stata soprattutto l’assenza di Stellantis al tavolo convocato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, un segnale che ha contribuito ad alimentare le incertezze sul destino dei dipendenti delle tre società. La mancata partecipazione del gruppo automobilistico ha lasciato irrisolte molte questioni, a partire dalla possibile proroga degli appalti.
Le tre aziende, infatti, non sembrano disponibili a ritirare la procedura di licenziamento legata alla fine dell’appalto fissata per il 30 aprile, mentre resta forte la riluttanza ad utilizzare strumenti di ammortizzatori sociali, ritenuti troppo onerosi. Uno scenario che appare tutt’altro che rassicurante per il territorio e che fotografa un quadro carico di tensioni e timori.
L’unico spiraglio arriva dalla possibile presenza di un investitore interessato ad assorbire una ventina di lavoratori, una prospettiva che tuttavia rappresenterebbe solo una soluzione parziale rispetto alla platea complessiva degli addetti coinvolti.
In questo contesto si inserisce la mobilitazione annunciata dalle organizzazioni sindacali. Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Uglm hanno proclamato otto ore di sciopero per il prossimo 20 marzo, con una manifestazione che coinvolgerà lavoratori, istituzioni e cittadini nella giornata nazionale di mobilitazione del settore automotive.
Per i sindacati la crisi che attraversa lo stabilimento di Cassino è il riflesso di una difficoltà più ampia che interessa l’intero comparto automobilistico italiano. Nel mirino finiscono l’assenza di una strategia industriale chiara e le scelte produttive del gruppo Stellantis, ritenute insufficienti a garantire prospettive occupazionali.
I numeri dello stabilimento laziale confermano il momento di forte difficoltà: nel 2025 sono state prodotte appena 19.364 vetture, il dato più basso dalla nascita del sito produttivo. Il 2026 si è aperto con modelli rinviati, produzione rallentata e un indotto sempre più in sofferenza.
Per queste ragioni la mobilitazione del 20 marzo punta a riportare al centro del dibattito nazionale il futuro del polo industriale di Cassino, storica eccellenza produttiva oggi alle prese con una delle fasi più delicate della sua storia. I sindacati chiedono risposte concrete per salvaguardare lavoro, imprese e un intero territorio che ruota attorno allo stabilimento automobilistico.

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