Cassino – Il futuro dell’automotive, legato alle sfide della transizione ecologica, si sta rivelando più incerto del previsto. L’Unione Europea, con il Green Deal e l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050, aveva fissato una tappa cruciale: dal 2035 stop alla produzione di veicoli a benzina e diesel. Una misura ambiziosa, pensata per accelerare il passaggio al full electric, che però sta mostrando tutti i suoi limiti.
Il mercato elettrico non decolla come previsto e le grandi case automobilistiche, compreso lo stabilimento di Cassino, sono costrette a rallentare e in alcuni casi a rivedere i piani industriali. La “svolta green” dunque non si è concretizzata nei tempi attesi, lasciando spazio a un quadro di incertezze produttive ed occupazionali.
In questo contesto si inserisce il rifinanziamento della legge regionale 46, pensata per sostenere l’indotto. Una misura necessaria ma non sufficiente, se la revisione del regolamento europeo sulle emissioni – prevista nei prossimi mesi – non introdurrà correttivi in grado di garantire una transizione sostenibile anche sul piano economico e sociale.
Per ora, le speranze di sopravvivenza del comparto sembrano legate alla persistenza dei motori endotermici, che restano la base più solida del mercato, in attesa di soluzioni tecnologiche ed energetiche davvero in grado di coniugare ambiente, innovazione e occupazione.
Cassino Automotive: crisi del settore e il paradosso del Green Deal
