La Commissione europea vuole che l’Italia elimini l’imposta regionale sulla benzina perché sarebbe contraria al diritto dell’Unione. La richiesta è stata messa per iscritto in una lettera di messa in mora inviata alle autorità italiane, prima tappa della procedura d’infrazione che, nel suo ultimo stadio, potrebbe portare il Paese davanti alla Corte di giustizia Ue e da qui ad una sanzione. L’Irba (Imposta Regionale sulla Benzina per Autotrazione) è in vigore dal primo gennaio 2012 e corrisponde a una tassa di 0,0258 centesimi su ogni litro di carburante erogato. Si tratta di un’imposta che “non persegue scopi specifici, ma punta solo a obiettivi di bilancio, cosa contraria al diritto dell’Unione”, scrive la Commissione in una nota. L’Italia ha ora due mesi per rispondere all’invito di Bruxelles, che potrebbe anche decidere di portare avanti la procedura d’infrazione inviando a Roma un parere motivato. L’imposta regionale sulla benzina per autotrazione (Irba) trova il proprio fondamento giuridico nel decreto legislativo 398 del 1990, dove si stabilisce che “le regioni a statuto ordinario hanno facoltà di istituire con proprie leggi un’imposta regionale sulla benzina per autotrazione”. Gli interventi normativi successivi, la riforma del titolo V della Costituzione e la legge Calderoli del 2009, hanno modificato ulteriormente attribuzioni e poteri delle Regioni. Qualcosa, nell’applicazione delle disposizioni normative nazionali, a quanto pare non ha funzionato. Le autorità italiane lo sanno bene, visto che il governo Monti nel 2012 fece ricorso contro la legge regionale del Lazio che conteneva disposizioni in materia proprio di Irba. Allora si chiedeva di “dichiarare costituzionalmente illegittimi e conseguentemente annullare” alcuni articoli della legge, oggi da Bruxelles si chiede di “abolire” in tutto e per tutto l’imposta.
Bruxelles all’Italia: Eliminare la tassa regionale sulla benzina,contraria al diritto dell’Unione
