Bimbo in pozzo: tunnel terminato. Estrazione sempre più vicina

julen bimbo pozzo SPAGNA

La squadra dei soccorritori impegnata nel recupero del piccolo Julen, il bimbo di due anni caduto in un pozzo nei dintorni di Malaga il 13 gennaio, è riuscita a completare il tunnel parallelo a quello in cui si ritiene si trovi il piccolo da ormai 11 giorni. A questo punto – riferiscono alcune fonti – è questione di poche ore: tempo di scavare a mano un breve tunnel di collegamento con il cunicolo, poi si potrà procedere con il recupero del bambino. Saranno otto i membri della Brigata di soccorso minerario che scaveranno a mano e con i picconi il tunnel che li dovrebbe portare dal bambino. Lavoreranno a turni di due persone perché la capsula di metallo che li porterà sotto terra non può contenerne di più. Ogni 40 minuti risaliranno in superficie e procederanno al cambio con altri due minatori. Saranno utilizzate anche delle telecamere speciali per localizzare il piccolo. Sarà un lavoro “molto rischioso” a causa delle difficoltà nella fase di discesa, spiega il capo delle operazioni Rafael Galvez citato da El Pais. Pronta “in caso di incidente” una squadra di emergenza “per risolvere tutto ciò che può accadere”, aggiunge Galvez. Tuttavia, viene sottolineato, non c’è alcuna certezza che Julen si trovi là dove lo si sta cercando, ovvero a circa 70 metri di profondità. I soccorritori lo hanno ipotizzato perché a quel livello sono state trovate rocce e terra che il bambino si sarebbe trascinato dietro nella caduta. Se, dopo tutte le operazioni dei minatori al collegamento tra il tunnel verticale e il pozzo di Julen, il piccolo non dovesse essere trovato, sarà necessario scavare ancora. La cavità dove è caduto il bambino è profondo 107 metri. La priorità assoluta -ovviamente- va data ai soccorsi per il piccolo Julen. Parallelamente, però, vanno accertate le responsabilità del dramma del bimbo caduto undici giorni fa in un pozzo a Totalàn (Malaga), ed è per questo motivo che è partita ufficialmente un’inchiesta. Lo scopo è anche quello di capire come abbia fatto il bimbo, di due anni, a cadere nel pozzo, ma anche quello di mettere in luce un vero e proprio allarme: in tutto il territorio, c’è un numero imprecisato di pozzi illegali, quasi mai segnalati, ed il rischio che un incidente del genere possa accadere di nuovo è altissimo. Il tribunale di Malaga ha aperto l’indagine, che è svolta dalla polizia giudiziaria della Guardia Civil della città andalusa insieme al Servicio de Protecciòn de la Naturaleza (Seprona). Lo scopo, infatti, è quello di accertare se quel pozzo fosse stato realizzato in maniera legale, se avesse tutti i permessi in regola. Una cosa appare certa: sembra che il pozzo non fosse stato opportunamente segnalato. Le speranze di ritrovarlo vivo dopo 11 giorni si affievoliscono, ma non la fiducia di Josè, il papà di Yulen che dichiara: 《Voglio credere con tutte le forze che mio figlio sia ancora vivo》. Parla in lacrime Josè, che nella vita ha già perso un figlio, il piccolo Oliver, morto per infarto quando aveva solo tre anni. 《Nessuno può capire ciò che stiamo passando, io so che tantissimi genitori ci stanno vicino e dicono di capirci ma possono solo immaginare il nostro dolore》.

foto web

Luca Reale

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