Tre lucchetti. Due sulle scale al centro della passeggiata, uno al cancello in fondo. Sono l’immagine dell’abbandono che l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Renato Rea ha riservato ai giardini del Belvedere. Da sette anni e qualche mese.
In condizioni indegne, quelli che una volta rappresentavano un vanto per il paese, sono sbarrati (tranne in rarissime occasioni) e quindi non accessibili alle famiglie, agli anziani, ai bambini. Non ci sono più le giostrine, solo sterpaglie e monnezza. La pavimentazione è sconnessa, buona parte in pezzi, la cura del verde inesistente. Desolazione.
In quasi novanta mesi l’amministrazione civica non è stata capace di sistemare un’area verde attrezzata, peraltro di ridotte dimensioni, per dare al paese con un modesto investimento un luogo dove trascorrere qualche ora di svago e tranquillità.
L’abbandono dei giardini del Belvedere segue quello del parco di Palazzo Sangermano, il cui tentativo di vendita è ormai in fase avanzata. E così la gente è costretta a recarsi nei paesi vicini per portare i bambini a giocare all’aria aperta, a montare su un’altalena o uno scivolo. Ad Arpino non si può. I parchi pubblici sono chiusi, abbandonati. L’interesse pubblico accantonato.
