Oggi, 10 giugno, ricorre l’anniversario dell’inizio di una delle tragedie più strazianti della cronaca italiana del dopoguerra: la caduta nel pozzo artesiano di Vermicino del piccolo Alfredino Rampi. Una vicenda che, a distanza di 44 anni, continua a commuovere e far riflettere l’intero Paese.
Era la sera del 10 giugno 1981 quando Alfredino, 6 anni, si perse nei campi vicino alla casa di villeggiatura della sua famiglia a Frascati, in località Selvotta, nei pressi di Vermicino, alle porte di Roma. Il bambino stava rientrando a casa dopo una passeggiata con il padre. Durante il tragitto, probabilmente per curiosità o per un passo falso, cadde in un pozzo artesiano stretto e profondo circa 80 metri, lasciato inspiegabilmente aperto.
Le ricerche iniziarono immediatamente, ma solo nelle prime ore dell’11 giugno fu scoperta la sua posizione nel pozzo. Da quel momento, prese il via un drammatico tentativo di salvataggio che si trasformò in un’operazione di proporzioni nazionali. Giornalisti, autorità, forze dell’ordine e volontari si mobilitarono in massa, mentre la Rai seguiva in diretta, giorno e notte, ogni sviluppo dell’evento. L’Italia intera si strinse attorno a quella famiglia, davanti alla televisione, col fiato sospeso.
Le operazioni si rivelarono estremamente complesse. Il pozzo, stretto e irregolare, rendeva difficile ogni intervento. Diversi tentativi, tra cui l’abbassamento di una tavoletta, l’impiego di funi e l’apertura di un pozzo parallelo per un recupero laterale, fallirono uno dopo l’altro. Diversi soccorritori, tra cui il celebre speleologo Angelo Licheri, si calarono nel cunicolo a rischio della propria vita, ma senza successo. Alfredino era incastrato a più di 30 metri di profondità e le sue condizioni peggioravano col passare delle ore.
Il 13 giugno, dopo più di 60 ore di agonia, il cuore di Alfredino cessò di battere. La notizia della sua morte gettò il Paese in un lutto profondo. L’autopsia confermò che il decesso era avvenuto per una combinazione di traumi e spossatezza fisica.
L’episodio suscitò un vasto dibattito sull’adeguatezza dei soccorsi, sulla spettacolarizzazione del dolore e sull’assenza di protocolli di emergenza. Ma segnò anche l’inizio di una nuova fase per la Protezione Civile italiana: fu proprio da questa tragedia che nacque l’esigenza di istituire un organismo nazionale coordinato per le emergenze, su impulso dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che si recò personalmente sul luogo della tragedia per confortare la famiglia.
Nel ricordo di Alfredino, è stata fondata la Fondazione Rampi, tuttora attiva nella promozione della sicurezza ambientale e nella formazione dei soccorritori.
Oggi, Vermicino non è solo il luogo di una tragedia, ma un simbolo. Una memoria collettiva che continua a insegnare, a interrogarci e a chiedere responsabilità. Perché ciò che accadde ad Alfredino non accada mai più.
