A due anni dalla scomparsa di Silvio Berlusconi: “Con lui, forse, la pace sarebbe stata più vicina?”

silvio-berlusconi2

di Redazione LiriTV

Il 12 giugno 2023 si spegneva Silvio Berlusconi, e con lui si chiudeva una delle stagioni più iconiche – e controverse – della Repubblica italiana. A due anni di distanza, mentre il mondo è ancora scosso da tensioni internazionali, guerre regionali e instabilità geopolitiche, c’è chi si chiede: se ci fosse stato lui, avrebbe fatto qualcosa per la pace?
La domanda rimbalza oggi non solo nei corridoi della politica, ma anche nei talk show, nei social e tra la gente comune. Perché Berlusconi, con tutti i suoi difetti e limiti, era uno che parlava direttamente con i leader del mondo. E non aveva paura di farlo.
Il diplomatico parallelo
In un contesto come quello attuale, con il conflitto russo-ucraino ancora lontano da una soluzione, le tensioni in Medio Oriente in aumento e un’Europa sempre più divisa tra interessi interni e pressioni esterne, molti ricordano il “Berlusconi diplomatico”.
Fu lui, nel 2002, ad accompagnare la Russia di Vladimir Putin a un dialogo strategico con la NATO, promuovendo il vertice di Pratica di Mare. Un gesto coraggioso, che all’epoca fu criticato da alcuni ma oggi è visto da storici e analisti come uno degli ultimi tentativi di equilibrio tra Est e Ovest prima della grande frattura.
“Avrebbe usato il suo carisma per trattare”
Antonio Tajani, oggi leader di Forza Italia, non ha dubbi: “Silvio non avrebbe accettato di restare spettatore. Avrebbe alzato il telefono, parlato con Trump, con Zelensky, con Putin. Era un uomo capace di muoversi nelle stanze del potere internazionale con una naturalezza che pochi hanno”.
Anche Giorgia Meloni, pur su posizioni diverse, ha recentemente ammesso che Berlusconi “aveva una visione multipolare e un forte istinto personale per la distensione, persino quando era isolato in Europa”.
I critici: “Non dimentichiamo i suoi legami”
Non mancano, tuttavia, le voci critiche. Alcuni osservatori ricordano che il rapporto personale di Berlusconi con Putin fu spesso ambiguo, e che la sua visione internazionale era a volte troppo personalistica, basata più sui legami che sulle istituzioni.
“Pensare che un leader solo possa fare la pace è una semplificazione”, ha dichiarato la giornalista e politologa Lidia Barone, “ma Berlusconi aveva una cosa che oggi manca a molti: l’ambizione di contare davvero nei tavoli internazionali”.
Un’eredità ancora divisiva
A due anni dalla sua morte, il “fattore Berlusconi” continua a suscitare dibattito. In patria, ha lasciato un partito – Forza Italia – che cerca ancora una vera rifondazione. Ma all’estero, il suo nome resta legato all’idea di una diplomazia italiana autonoma, fatta di relazioni personali, ponti culturali e coraggio negoziale.
Forse, come ha scritto oggi Il Giornale, “se Berlusconi fosse ancora vivo, non avremmo la pace, ma almeno una voce che provasse davvero a costruirla”.
E in un mondo dove spesso il rumore della guerra soffoca ogni altra parola, forse quella voce, piaccia o no, oggi mancherebbe davvero.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *