di Antonio Cristian Tanzilli. Per la valorizzazione della fede cattolica.
Ogni anno, il 27 gennaio, la città di Sora (provincia di Frosinone, Lazio) si ferma per ricordare con profonda devozione la figura di San Giuliano Martire, santo compatrono e testimone di una fede incrollabile che risale ai primi secoli del cristianesimo.
La storia di San Giuliano si intreccia con le persecuzioni contro i cristiani nell’Impero Romano sotto l’imperatore Antonino Pio (138–161 d.C.). Secondo le fonti agiografiche, Giuliano era originario della Dalmazia – l’attuale costa adriatica della Croazia – e si trovava in Italia con l’intento di predicare il Vangelo quando fu riconosciuto come cristiano e arrestato nei pressi di Anagni.
Condotto a Sora, il giovane fu rinchiuso in prigione per sette giorni senza cibo né acqua per convincerlo a rinnegare la propria fede. Anche dopo le torture – tra cui spicca la prova dell’eculeo, strumento usato per tormento – Giuliano rimase saldo nella sua testimonianza cristiana. Un episodio straordinario narrato dalle fonti racconta che, durante le sue sofferenze, il tempio pagano di Serapide crollò, evento interpretato dai contemporanei come segno della potenza del Dio cristiano.
Alla fine, la condanna fu la decapitazione, e la sua morte avvenne proprio il 27 gennaio, giorno che la Chiesa cattolica continua a celebrare come festa liturgica del santo martire.
Il culto di San Giuliano a Sora ha radici antichissime: risale almeno alla seconda metà del II secolo e, nel corso dei secoli, si è perpetuato nel tessuto religioso e culturale della città. Le sue reliquie, ritrovate nel 1612 nel luogo del martirio, furono traslate nella Chiesa di Santo Spirito e, successivamente, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, dove oggi sono custodite sotto l’altare a lui dedicato, simbolo tangibile dell’affetto della comunità sorana per il suo santo protettore.
La festa di San Giuliano non è solo un momento di raccoglimento spirituale, ma anche un evento che rafforza l’identità della città. Le celebrazioni liturgiche, processioni, messe solenni e momenti comunitari rinsaldano il legame tra la memoria storica del martire e la vita quotidiana dei fedeli. In particolare, la processione del 27 e gli incontri di preghiera nelle chiese cittadine offrono un’occasione di partecipazione collettiva e di testimonianza viva della fede cattolica.
San Giuliano Martire resta così un esempio di coraggio e fedeltà al messaggio cristiano, una figura che continua a ispirare generazioni di sorani e pellegrini provenienti da ogni parte d’Italia. Nell’oggi, ricordare il suo sacrificio significa non solo onorare un santo patrono, ma anche riflettere sul valore della convinzione spirituale e sulla forza della comunità nella trasmissione della fede.
