La crisi politica al Comune di Frosinone non si chiude. Al massimo, viene congelata. È l’esito del vertice ad alta tensione che si è svolto ieri alla Camera dei Deputati, un summit definito “lungo e costruttivo” nella nota ufficiale diramata dal sindaco Riccardo Mastrangeli, ma che nei fatti ha messo in evidenza fratture profonde e tutt’altro che ricomposte all’interno della maggioranza di centrodestra.
L’incontro ha visto la partecipazione del sindaco Mastrangeli e dei vertici nazionali, regionali e provinciali di Fratelli d’Italia e Lega. Per FdI erano presenti Paolo Trancassini, deputato e coordinatore regionale, Massimo Ruspandini, presidente provinciale, e Franco Carfagna, capogruppo consiliare. Per la Lega hanno preso parte Claudio Durigon, sottosegretario di Stato e vicesegretario nazionale, Davide Bordoni, coordinatore regionale, e Nicola Ottaviani, deputato e coordinatore provinciale.
Il confronto è stato durissimo. Secondo quanto trapela, non sono mancati scontri verbali accesi, in particolare tra Paolo Trancassini e Nicola Ottaviani, ma anche tra il sindaco Mastrangeli e il capogruppo FdI Franco Carfagna. Un clima che restituisce l’immagine di una maggioranza in forte sofferenza, attraversata da un dissenso non episodico ma strutturale.
Sul tavolo sarebbe stata avanzata anche l’ipotesi di chiudere la crisi attraverso un riequilibrio di giunta, con l’assegnazione di un assessorato a Fratelli d’Italia. Una proposta respinta con nettezza da Trancassini, che ha ribadito come il problema non sia la distribuzione delle deleghe ma la linea politica. Per FdI, togliere deleghe agli assessori in carica è inaccettabile: o la situazione si ricompone sul piano politico, oppure il partito potrebbe arrivare a chiedere le dimissioni dei propri rappresentanti in giunta.
Una posizione rafforzata dalla dichiarazione di piena fiducia nella classe dirigente locale di Fratelli d’Italia, letta anche come risposta alle prese di posizione espresse nei giorni scorsi da Nicola Ottaviani. Ma il chiarimento vero, quello capace di ricucire, non c’è stato. E non poteva esserci, almeno non subito.
Nel comunicato diffuso al termine del vertice, Mastrangeli ha parlato della volontà condivisa di “abbassare i toni per il bene della città” e ha annunciato una breve pausa di riflessione, durante la quale i partiti “si riapproprieranno delle proprie funzioni” per dare un nuovo impulso alla consiliatura. Il punto di ripartenza indicato è il documento programmatico che nel 2022 ha portato alla vittoria elettorale del centrodestra, con l’apertura a eventuali aggiornamenti e integrazioni.
Parole che disegnano una cornice, ma che non sciolgono i nodi. La tregua, se così la si può definire, è armata e fragile. Resta da capire se quanto delineato potrà essere davvero “scaricato a terra”, trasformandosi in un percorso politico credibile. Al momento, i dubbi superano le certezze.
Sul tavolo resta anche l’ipotesi più drastica. Il sindaco Mastrangeli avrebbe ribadito ai leader di partito la possibilità di dimissioni anticipate, anche prima del 31 gennaio, aprendo così la strada a elezioni nella primavera del 2026. Uno scenario che pesa come un macigno su ogni tentativo di ricomposizione.
Intanto, uno spiraglio è stato aperto. Da domani il primo cittadino avvierà un giro di consultazioni con partiti, gruppi consiliari e liste civiche. Sarà un passaggio decisivo per capire se la consiliatura potrà andare avanti, e soprattutto con quali assetti. Ma una garanzia di lieto fine, al momento, non c’è. A Frosinone la crisi resta tutta lì, sospesa, in attesa di una soluzione che ancora non si intravede.
Frosinone, vertice durissimo alla Camera: la crisi resta aperta. Tregua fragile, Mastrangeli avvia le consultazioni
