Un allarme sanitario che scuote la Regione Lazio. Alessio D’Amato, ex assessore alla Sanità ed esponente di spicco del centrosinistra, ha denunciato pubblicamente attraverso i suoi canali social un fatto definito “gravissimo”: la sospensione, senza preavviso e per motivi legati a un mancato approvvigionamento di materiale sanitario, dello screening per il tumore al colon-retto nelle farmacie del Lazio.
La denuncia è netta, documentata e ha già portato alla presentazione di un’interrogazione urgente rivolta al presidente della Regione, Francesco Rocca. Al centro della polemica: la comunicazione ricevuta da diverse farmacie in cui si ordina di interrompere il servizio per l’assenza delle provette necessarie alla raccolta dei campioni.
“Lo screening del colon-retto – ha scritto D’Amato – riguarda circa 180mila cittadini. È uno strumento fondamentale per la prevenzione e la diagnosi precoce di una delle neoplasie più diffuse e pericolose. Bloccarlo per mancanza di provette è inaccettabile e dimostra una grave disorganizzazione”.
Il programma di screening era stato istituito proprio durante la precedente giunta regionale, di cui D’Amato era assessore alla Sanità, e prevedeva la possibilità di effettuare il test del sangue occulto nelle farmacie, facilitando l’accesso per migliaia di cittadini over 50.
Prevenzione ignorata, cittadini a rischio
Il tumore del colon-retto rappresenta, secondo i dati dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), una delle principali cause di morte oncologica in Italia. La diagnosi precoce, resa possibile proprio attraverso programmi di screening diffusi, riduce drasticamente la mortalità. Interrompere questo processo equivale, secondo D’Amato, a mettere a repentaglio la salute pubblica:
“È incomprensibile come non si sia previsto in tempo l’approvvigionamento delle provette. Mentre a livello nazionale si discute di rafforzare la prevenzione, nel Lazio la si smantella con una leggerezza inaccettabile”, ha commentato con durezza.
La richiesta alla Regione: “Ripristinare subito il servizio”
Con la sua interrogazione, D’Amato chiede spiegazioni chiare e provvedimenti urgenti. “Serve un intervento immediato per ripristinare il servizio, prima che i ritardi nella diagnosi compromettano la possibilità di cura per centinaia di persone. Non si può giocare con la prevenzione”, ha dichiarato.
La Regione Lazio, al momento, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito. Tuttavia, la denuncia ha già acceso un faro su una questione che riguarda da vicino la salute di decine di migliaia di cittadini. In attesa di risposte, resta il nodo della gestione sanitaria e della tenuta dei servizi pubblici essenziali sotto l’attuale amministrazione.
