Nel cielo politico di Frosinone, le colombe tentano timidamente il volo. Ma lo spazio è ristretto: in alto volano ancora i falchi. E intanto, nella quotidianità amministrativa, la frattura tra il sindaco Riccardo Mastrangeli e Fratelli d’Italia non è più una questione ideologica: è una realtà amministrativa, plastica, visibile. Piazzale Kambo ne è il simbolo.
Il nodo della viabilità e l’irriducibilità delle posizioni
Sul piano concreto, il cuore della discordia è la futura configurazione viaria di piazzale Kambo.Il sindaco insiste: quell’area sarà pedonalizzata. Una posizione ribadita più volte e non nata oggi. Mastrangeli lo chiarisce appellandosi a un accordo con Ferrovie dello Stato siglato nel 2018, con un finanziamento di quasi tre milioni di euro. Un’intesa che prevede esplicitamente la realizzazione di una grande piazza pubblica pedonale, in continuità con la stazione FS e il sagrato della chiesa della Sacra Famiglia. Una scelta urbanistica e simbolica, destinata a ridisegnare un’intera porzione della città e a eliminare il traffico veicolare che per anni ha separato stazione e piazzale.
Ma Fratelli d’Italia non ci sta. Il gruppo consiliare chiede almeno una corsia di transito, una mediazione funzionale. La risposta di Mastrangeli è stata netta: “si va avanti con la pedonalizzazione”. Nessuna apertura, nessun compromesso. Da qui la rottura.
Una frattura politica oltre il progetto urbanistico
Il punto è che l’attrito non riguarda solo una rotatoria o una strada chiusa. Piazzale Kambo o è diventato il fronte su cui si combatte una guerra di nervi e strategie, tutta interna alla maggioranza. Un terreno che rivela le dinamiche complesse tra il sindaco – espressione della Lega– e un alleato diventato oppositore interno: Fratelli d’Italia.
Chi prova a costruire una terza via – una sintesi tra le posizioni – si trova davanti a due rigidità opposte. Da una parte, il progetto già incardinato nei piani della città e nei fondi statali. Dall’altra, una componente politica che si sente esclusa da scelte strategiche. Il dialogo, finora, non ha prodotto nulla di tangibile. E il tempo corre: l’accordo con le FS prevede verifiche semestrali sullo stato dei lavori e autorizza persino la sospensione dei finanziamenti in caso di inadempienze.
Cosa resta da fare?
In assenza di un compromesso tecnico – e di un passo politico – la questione rischia di diventare un precedente: simbolico per Frosinone, ma anche esemplare per le fragili maggioranze civico-politiche che amministrano molte città italiane.
Chi cercherà davvero una terza via? E, soprattutto, a quale prezzo? La posta in gioco non è solo urbanistica: è la capacità stessa di una classe dirigente di trovare convergenze nel disaccordo. Per ora, restano i falchi.
