Subappalti, sicurezza e marce indietro: il governo cambia rotta. Meloni gela Salvini

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DI AUGUSTO D’AMBROGIO – Non è un periodo facile per Matteo Salvini. Nel giro di 48 ore, il vicepremier ha dovuto fare retromarcia su due provvedimenti simbolo della sua agenda: prima il nuovo codice della strada, ora la riforma dei subappalti. Entrambe le norme, presentate con enfasi mediatica, si sono scontrate con la realtà dei dati e con le crescenti pressioni politiche e sindacali.

A mettere un freno alla linea dura del leader della Lega è stata direttamente Giorgia Meloni. La premier, secondo fonti di Palazzo Chigi, avrebbe telefonato al suo vice per avvertirlo della necessità di rivedere il codice degli appalti, in particolare la norma sui subappalti a cascata, considerata una delle concause principali dell’escalation di morti sul lavoro.

Durante un vertice con le parti sociali, a cui Salvini era invitato ma ha preferito non partecipare, il governo ha annunciato l’apertura a una revisione delle norme. L’obiettivo è rafforzare i controlli, aumentare la responsabilità delle imprese coinvolte nei contratti pubblici e mettere al centro la sicurezza dei lavoratori. Presenti all’incontro i rappresentanti sindacali e una delegazione dell’esecutivo, ma assente anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Nonostante l’evidenza dei dati – che mostrano come la maggior parte degli incidenti mortali sul lavoro avvenga proprio in regime di subappalto – Salvini non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Ha preferito farsi fotografare in altri contesti, inaugurando cantieri e rilanciando promesse infrastrutturali.

Il governo, da parte sua, tenta un equilibrio complesso: apre al confronto con i sindacati sulla sicurezza, ma mantiene intatte misure come la “patente a punti” per le imprese e il sistema dell’alternanza scuola-lavoro, non senza critiche da parte del mondo del lavoro.

Nel clima pre – elettorale, le scelte in materia di sicurezza diventano terreno di scontro politico, ma anche banco di prova della credibilità dell’esecutivo. E per Salvini, queste marce indietro rischiano di costare più del previsto.

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