La missione impossibile di Elly Schlein

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Di Augusto D’ Ambrogio.

Elly Schlein ha un grosso problema tra le mani. Il suo rapporto con il Movimento 5 Stelle appartiene alla categoria delle missioni impossibili. In un sistema politico frammentato come quello italiano, dominato da governi di coalizione, la relazione tra i partiti si regge su un equilibrio fragile tra competizione e collaborazione.

I partiti competono per il consenso elettorale, ma devono collaborare per avere una chance di governare. In Italia, questa esigenza è resa ancora più stringente dalla legge elettorale vigente, che impone un accordo tra forze affini prima del voto, a causa della componente maggioritaria basata sui collegi uninominali. È un vincolo tecnico, ma con conseguenze politiche decisive.

Le elezioni del 2022 lo hanno dimostrato chiaramente: la coalizione guidata da Giorgia Meloni ha ottenuto il 43% dei voti, ma è riuscita a conquistare circa l’80% dei seggi uninominali. Il motivo? La divisione tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Una frammentazione che ha di fatto consegnato la vittoria alla destra.

Senza un’intesa tra PD e M5S, nel 2027 potrebbe accadere la stessa cosa. Anzi, con ogni probabilità accadrà. E Schlein lo sa benissimo. Il dato del 2022 è stato compreso, e ha generato un’urgenza: trovare una forma di collaborazione con Conte. Ma qui inizia la vera difficoltà.

Per fare un accordo bisogna essere in due. Ed è tutt’altro che scontato che il Movimento 5 Stelle voglia davvero condividere un progetto politico con il PD. Conte ha costruito negli ultimi anni una narrazione che punta esplicitamente alla distinzione, non all’avvicinamento. E ogni apertura di Schlein si scontra con la strategia di un M5S che vuole apparire autonomo, alternativo e più “radicale” agli occhi dell’elettorato progressista.

Certo, esisterebbe una soluzione chiara: che il PD riconoscesse Conte come leader della coalizione. Ma è una proposta difficile da digerire per un partito che, pur in crisi, rappresenta ancora il principale soggetto dell’opposizione. E che ha da poco scelto una nuova segretaria proprio per segnare un cambio di rotta.

Schlein si muove quindi in una trappola politica: sa cosa andrebbe fatto, ma non ha gli strumenti né il contesto per farlo accadere. E questo rende il suo compito, oggi, una vera missione impossibile.

 

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