Una marea umana ha attraversato questa mattina il cuore della “Città Martire”. Striscioni, megafoni e un’adrenalina carica di preoccupazione hanno segnato l’inizio del grande corteo unitario indetto dai sindacati per accendere i riflettori sulla crisi senza precedenti che sta colpendo lo stabilimento Stellantis e il suo indotto.
In prima linea, tra le autorità che hanno scelto di “sporcarsi le mani” e scendere in piazza al fianco degli operai, il Consigliere Provinciale Gianluca Quadrini. La sua presenza non è passata inosservata, confermando l’impegno dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone e dell’Anci Lazio in una vertenza che ormai non riguarda più solo una fabbrica, ma la sopravvivenza economica di un intero territorio.
Un territorio all’angolo
Il corteo, partito da Piazza De Gasperi, si è snodato lungo Corso della Repubblica per concludersi in Piazza Diaz. I temi portati all’attenzione sono drammatici: il ricorso strutturale agli ammortizzatori sociali, i turni unici e, soprattutto, l’incertezza su nuovi modelli che per ora restano solo sulla carta.
”Siamo di fronte a una sfida vitale,” ha dichiarato Quadrini durante la manifestazione. “La Provincia è al fianco di ogni singolo lavoratore. Non possiamo accettare che le buste paga siano così leggere da costringere le famiglie a bussare ai Comuni per pagare le bollette. Serve un impegno deciso del Governo e un cambio di passo immediato da parte di Stellantis.”
Le voci della piazza
La partecipazione dei segretari nazionali delle federazioni ha dato un respiro nazionale alla protesta. Ma è la sofferenza delle aziende dell’indotto — come le vertenze De Vizia, Trasnova, Teknoservice e Logitech — a pesare maggiormente sul clima della giornata. Con soli 12 giorni lavorati dall’inizio del 2026, la situazione è stata definita dai presenti come una vera e propria “emergenza sociale”.
Quadrini: “Dobbiamo fare squadra”
Quadrini ha ribadito la necessità di un’unità istituzionale che vada oltre il colore politico:
Richiesta di tavoli ministeriali: Sollecitare il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per garanzie concrete.
Sostegno all’indotto: Proteggere le piccole e medie imprese della catena di fornitura, l’anello più debole della crisi.
Presidio costante: La Provincia non intende abbassare la guardia fino a quando non ci sarà una missione produttiva chiara per il Cassino Plant.
La marcia di oggi è un “basta” collettivo alla precarietà. Dalla terra che ha saputo risorgere dalle macerie della guerra parte oggi un grido di dignità: il basso Lazio non vuole essere spettatore della propria deindustrializzazione.
