Cassino – Altro che pausa estiva. Lo stop dello stabilimento Stellantis di Cassino rischia di trasformarsi nell’ennesimo campanello d’allarme per l’intero territorio. Dal 31 agosto i cancelli dello stabilimento resteranno chiusi, con il fermo della produzione e delle attività collegate. Una situazione che, secondo la Uilm Frosinone, non può più essere archiviata come una semplice sospensione stagionale.
A lanciare l’allarme è il segretario generale della Uilm Frosinone, Gennaro D’Avino, che parla apertamente di una crisi capace di coinvolgere non soltanto i lavoratori Stellantis, ma l’intero tessuto economico e sociale della provincia.
«Non siamo davanti a una normale produzione che procede a singhiozzo, ma a una produzione che ha perso la capacità di garantire continuità», è il senso della denuncia del sindacato. Dietro i numeri ci sono migliaia di lavoratori e altrettante famiglie che vivono nell’incertezza, mentre anche l’indotto continua a pagare il prezzo della crisi.
Il problema, infatti, non riguarda soltanto lo stabilimento. Quando Stellantis rallenta o si ferma, gli effetti ricadono sulle aziende dell’indotto, sul commercio e sui servizi. Un vero effetto domino che rischia di indebolire ulteriormente un territorio già alle prese con difficoltà economiche e occupazionali.
La Uilm sottolinea inoltre le pesanti ripercussioni sulle famiglie, già costrette a fare i conti con mutui, bollette e scadenze. L’incertezza sul futuro occupazionale rende ancora più difficile programmare la propria vita.
Per questo il sindacato chiede risposte concrete e un confronto serio sul futuro dello stabilimento e dell’indotto. «Non basta più dichiarare buone intenzioni – è il messaggio lanciato dalla Uilm – servono prospettive, investimenti e garanzie».
La preoccupazione è che una crisi industriale ormai prolungata possa diventare strutturale. Cassino e la provincia di Frosinone hanno bisogno di un progetto industriale capace di restituire stabilità alla produzione e occupazione qualificata.
Il tempo, secondo il sindacato, stringe. E quella che dovrebbe essere una semplice pausa estiva rischia di diventare l’ennesimo segnale di una crisi che il territorio non può più permettersi di ignorare.
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