La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino continua ad aggravarsi e a trascinare con sé l’intero comparto dell’indotto. I numeri parlano da soli: appena 44 giorni di attività nei primi sette mesi dell’anno, un dato che fotografa una situazione sempre più vicina al punto di non ritorno.
Le lunghe fermate produttive, unite all’assenza di un piano industriale concreto, stanno mettendo in ginocchio decine di aziende che lavorano a stretto contatto con il sito automobilistico. Molte imprese hanno già ridotto il personale o chiuso i battenti, mentre quelle rimaste faticano a garantire la sopravvivenza e guardano con crescente preoccupazione ai prossimi mesi.
Il problema non riguarda soltanto Stellantis, ma l’intero tessuto economico della provincia di Frosinone. Migliaia di lavoratori vivono nell’incertezza, con famiglie che attendono risposte ormai da troppo tempo. Le promesse sui nuovi modelli e sul rilancio produttivo continuano a non tradursi in fatti concreti, mentre il tempo scorre e il rischio di desertificazione industriale aumenta.
Sindacati e rappresentanti dell’indotto chiedono con forza un’accelerazione: servono investimenti, volumi produttivi certi e un piano industriale credibile che restituisca prospettive allo stabilimento di Cassino. Senza decisioni rapide, il rischio è che il territorio perda definitivamente uno dei suoi principali motori economici.
La sensazione, condivisa da imprese e lavoratori, è che si sia ormai entrati nella fase più delicata della crisi. Ogni mese di attesa può trasformarsi in un colpo fatale per aziende già allo stremo. Per questo cresce la richiesta di un intervento deciso da parte del Governo e dell’Unione Europea, affinché il polo automobilistico di Cassino torni ad avere un ruolo strategico e non venga lasciato lentamente spegnersi nell’indifferenza generale.
Stellantis Cassino, il conto è sempre più salato: solo 44 giorni di lavoro e l’indotto rischia il collasso
