La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino continua ad aggravarsi e i numeri del primo semestre 2026 fotografano una situazione sempre più preoccupante. A lanciare l’allarme è il segretario provinciale della Fim-Cisl, Donato Marsella, che parla di un territorio “in ginocchio” e chiede con forza un piano industriale concreto per rilanciare il sito produttivo.
Secondo i dati diffusi dal sindacato, nei primi sei mesi dell’anno la produzione si è fermata a soli 39 giorni lavorativi, con un’attività ridotta in media a cinque o sei ingressi al mese. Una situazione che continua ad avere pesanti ripercussioni sui lavoratori e sull’intero indotto, già messo a dura prova da mesi di cassa integrazione e continui stop produttivi.
La Fim-Cisl evidenzia come il futuro dello stabilimento non possa più essere rimandato. Servono investimenti, nuovi modelli e una strategia industriale capace di restituire competitività al polo automobilistico di Cassino, considerato uno dei più importanti del gruppo Stellantis in Italia.
Il sindacato chiede all’azienda di presentare al più presto un piano credibile e di accelerare l’assegnazione delle nuove produzioni, indispensabili per garantire occupazione e prospettive ai lavoratori. L’incertezza, infatti, continua ad alimentare le preoccupazioni di centinaia di famiglie e delle imprese dell’indotto che vivono grazie all’attività dello stabilimento.
La crisi di Cassino non riguarda soltanto la fabbrica, ma coinvolge l’intero tessuto economico del territorio, che attende risposte concrete per evitare un ulteriore declino industriale.
Stellantis Cassino, allarme rosso: il territorio non può più aspettare
