Non è soltanto una questione di sedie o di spazi. È una questione di diritti. La Carta europea dei diritti del malato richiama, tra gli altri, il diritto alla sicurezza, alla privacy, al rispetto del tempo e a standard di qualità. Il Servizio sanitario nazionale pone inoltre tra i propri principi il rispetto della dignità della persona.
Ci chiediamo come tutto questo possa conciliarsi con donne in gravidanza, persone anziane e con disabilità costrette ad attendere ammassate lungo un corridoio attraversato continuamente da decine di persone.
Un plauso va al personale medico e infermieristico, che continua a garantire con professionalità il servizio in spazi ridotti, arrivando a rimanere in piedi per ore per chiamare i numeri delle pazienti e dei pazienti.
La stessa Direzione che ha scelto la strada sbagliata dell’esternalizzazione del servizio di Pronto Soccorso dovrebbe percorrere qualche volta i corridoi dell’Ospedale di Sora e vedere cosa accade.
La sanità pubblica non si difende affidandone pezzi ai privati: si difende investendo nel personale, negli spazi e nell’organizzazione. Alla Direzione ASL chiediamo più rispetto per l’Ospedale di Sora, per chi ci lavora e per le cittadine e i cittadini che ogni giorno vi si rivolgono.
