Iran-Usa, scaduti i 60 giorni: la pace resta un miraggio

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Il conto alla rovescia è arrivato alla fine, ma la diplomazia non ha prodotto la svolta promessa. È scaduto il termine di 60 giorni previsto dall’intesa di giugno tra Stati Uniti e Iran, senza un accordo definitivo e senza un vero riavvio del negoziato. Il conflitto, al contrario, continua a trascinarsi e rischia di allargarsi ulteriormente.
Sul terreno la tensione resta altissima. Attacchi con droni hanno colpito obiettivi nel Kurdistan iracheno, mentre sul fronte diplomatico Washington aumenta la pressione contro l’Oman, accusato da Donald Trump di ostacolare gli obiettivi americani sullo Stretto di Hormuz. Il presidente Usa è arrivato a minacciare un’azione militare contro il Paese se dovesse “mettersi in mezzo” alla strategia statunitense.
E proprio Hormuz rappresenta uno dei nodi più delicati della crisi. Iran e Oman stanno cercando un’intesa per ripristinare la navigazione nello stretto strategico, ma Washington pretende che il passaggio venga completamente riaperto e non sembra intenzionata ad accettare soluzioni che rafforzino il ruolo di Teheran.
A complicare il quadro c’è anche il dossier Gaza. I rapporti tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu restano difficili: l’incontro con l’inviato americano Jared Kushner non ha prodotto un impegno concreto di Israele sul piano statunitense per il cessate il fuoco. Netanyahu continua a legare il ritiro israeliano e la ricostruzione di Gaza al completo disarmo di Hamas.
Come se non bastasse, Washington deve fare i conti anche con le tensioni con la Corea del Sud. Trump ha ordinato una riduzione delle esercitazioni militari congiunte con Seul, mentre cerca contemporaneamente di riaprire un canale con il leader nordcoreano Kim Jong-un. Una scelta che aggiunge un ulteriore elemento di incertezza alla strategia internazionale della Casa Bianca.
Il risultato è un quadro sempre più complesso: il negoziato con l’Iran è fermo, la guerra non è realmente conclusa, Hormuz resta un punto di pressione globale e gli stessi alleati di Washington mostrano crescente distanza dalle scelte della Casa Bianca. La promessa di una rapida soluzione si è trasformata, almeno per ora, in una crisi diplomatica e militare dai contorni sempre più imprevedibili.

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