Giochi del Mediterraneo, Taranto applaude ma l’Ilva resta il grande tabù

Ilva addio: sulla fabbrica di Taranto l'insegna ArcelorMittal

Taranto si veste a festa per i Giochi del Mediterraneo e accoglie autorità e rappresentanti del governo, ma sullo sfondo resta il nodo più pesante: il futuro dell’acciaieria ex Ilva.
La presenza di una parte consistente dell’esecutivo non cancella le assenze politicamente significative dei ministri del Lavoro e dell’Industria, proprio mentre il destino dello stabilimento continua a preoccupare lavoratori, sindacati e cittadini.
La città, infatti, guarda con crescente diffidenza alle prospettive industriali e alla cordata italiana chiamata a rilanciare il polo siderurgico. Il timore è che, senza un piano industriale realmente credibile e investimenti adeguati, l’impianto possa andare incontro a un lento e progressivo ridimensionamento.
Nel giorno della grande vetrina sportiva, dunque, l’acciaio torna a essere il grande tema rimosso. La premier Giorgia Meloni, presente a Taranto per l’appuntamento istituzionale, non ha trasformato il futuro dell’ex Ilva nel centro della sua agenda pubblica.
Intanto, la tensione resta alta. Misure di sicurezza rafforzate, area rossa e limitazioni ai cortei hanno accompagnato la giornata, mentre la protesta ha trovato comunque il modo di arrivare dentro e fuori dagli impianti sportivi.
E il messaggio lanciato dalla piazza è stato durissimo: “L’Ilva uccide”.
Una frase che riassume decenni di conflitto tra lavoro, salute e ambiente e che restituisce l’immagine di una Taranto ancora profondamente divisa tra la necessità di difendere l’occupazione e quella di tutelare la salute dei cittadini.
I Giochi del Mediterraneo possono rappresentare una straordinaria occasione di rilancio per il territorio. Ma nessuna cerimonia potrà nascondere ancora a lungo la domanda più scomoda: che futuro avrà l’acciaio di Taranto e, soprattutto, quale prezzo sarà chiamata a pagare la città?

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