FROSINONE – È un vero e proprio campanello d’allarme per il mondo del lavoro ciociaro quello lanciato dalla Cgil di Roma e Lazio attraverso l’analisi dei dati Inps sulla cassa integrazione.
Nel primo semestre del 2026, nel Lazio sono state autorizzate oltre 8 milioni di ore di cassa integrazione, precisamente 8.115.766, con un incremento registrato nel secondo trimestre dell’anno.
Il dato più preoccupante riguarda proprio la provincia di Frosinone, che da sola assorbe il 33,6% delle ore complessivamente autorizzate nel Lazio. Una percentuale che fotografa le difficoltà attraversate dal sistema produttivo della provincia e che conferma la fragilità di un territorio ancora fortemente legato alla grande industria e al settore manifatturiero.
A fare da traino negativo è soprattutto la situazione dello stabilimento Stellantis di Cassino: secondo i dati riportati nell’analisi, sono 639.536 le ore di cassa integrazione autorizzate, su un totale di 671.296 ore relative al comparto automotive.
Un dato che rende evidente quanto la crisi dell’automotive continui a pesare sull’economia provinciale, coinvolgendo non soltanto i dipendenti dello stabilimento, ma anche lavoratrici e lavoratori delle aziende dell’indotto e degli appalti.
Dopo l’automotive, tra i settori maggiormente interessati dalla cassa integrazione nel Lazio figurano le costruzioni, con quasi 923 mila ore, pari all’11,4%, e la logistica, con oltre 831 mila ore, pari al 10,2%.
La Cgil sottolinea come la situazione di Cassino rappresenti una delle emergenze principali, ma evidenzia anche come le difficoltà si stiano estendendo ad altri comparti produttivi e dei servizi.
Il quadro che emerge è dunque tutt’altro che rassicurante. La cassa integrazione non è soltanto un indicatore statistico: dietro ogni ora ci sono lavoratori, famiglie e imprese che affrontano una fase di forte incertezza.
Per la Cgil servono risposte immediate e una strategia industriale capace di accompagnare le transizioni, difendere i posti di lavoro e creare nuova occupazione stabile e qualificata.
La fotografia del primo semestre 2026 consegna quindi alla Ciociaria un messaggio inequivocabile: il lavoro resta in emergenza e la crisi dell’industria continua a presentare un conto pesante.
Cassa integrazione, allarme Ciociaria: qui il 33% delle ore del Lazio
