Arpino (FR) – Mauro Simeone stroncato dal Covid, una morte da chiarire

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Si è spento nella serata di ieri in un lettino dell’ospedale del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Spallanzani di Roma.

Ha lottato fino all’ultimo, con tutte le sue forze. Ma il virus ha avuto la meglio e lo ha ucciso. Domani pomeriggio in Santa Barbara (15.30) a Fontana Liri, centro in cui si era trasferito da tempo insieme all’anziana madre, l’estremo saluto.

IL DUBBIO

Mauro Simeone, arpinate di 60 anni lo scorso luglio, poteva essere salvato?

Non sono pochi, e non solo a Fontana Liri ed Arpino, coloro che pensano che un uomo robusto, in apparenti buone condizioni di salute, potesse scampare al Covid.

La ricostruzione resta per ora confinata nell’ambito delle ipotesi cariche di verbi al condizionale.

Abbiamo scavato, fatto qualche verifica, ascoltato una testimonianza. Ed alla fine il quadro che ne esce è torbido, incerto. Un quadro sul quale andrebbe fatta chiarezza per sgombrare ogni dubbio.

UN MESE DI SOFFERENZA

Mauro Simeone si è ammalato i primissimi di ottobre. Il 2 forse. Aveva febbre alta, qualche tacca in più di 39 gradi. La tachipirina mandata giù per abbassare la temperatura non ha sortito alcun effetto. Il rappresentante di commercio, era questo il suo lavoro, non migliorava affatto. Debolezza, dolori diffusi su tutto il corpo lo inchiodano al letto. I giorni passano, la febbre resta alta. Affiora il sospetto: è il virus! Serve il tampone, ma Mauro sta male, non se la sente di uscire dalla sua abitazione nei pressi del cimitero di Fontana Liri, a pochi metri dall’ex statale 82. Pochi giorni dopo i primi sintomi, un medico richiede il tampone domiciliare. Ma il tempo scorre, le giornate passano una dietro l’altra e nella casa posta a pochi metri dall’ex statale 82 non si vede nessuno. Appreso delle condizioni del 60enne, un’autorità locale preme sul competente servizio sanitario affinchè raggiunga il paziente, assistito nel frattempo anche dai vicini, che si occupano della madre 90enne.

LA SITUAZIONE PRECIPITA

E’ il 17 ottobre. Sono trascorse due settimane. La malattia avanza. La situazione è critica perché Mauro sta malissimo. Lo portano prima allo Spaziani di Frosinone, poche ore dopo allo Spallanzani di Roma. Mauro non ce la fa a respirare, finisce in terapia intensiva. I medici lo intubano. Le sue condizioni sono ormai critiche, quasi disperate. Lui resiste altre due settimane, fino al triste, tragico epilogo di ieri sera. I polmoni irrimediabilmente compromessi. Il suo cuore cessa di battere. Mauro muore.

IL POST SU FACEBOOK

E’ di una vicina di casa, che appare bene informata. Lo riportiamo quasi interamente:

‘Mauro era uno dei tanti che pensava di poter sconfiggere il COVID 19 con qualche tachipirina, perché credeva fosse solo un’influenza. Ma Mauro non era un medico, e doveva essere seguito, appoggiato, curato (non con la tachipirina) monitorato. Ma non é andata cosí, Mauro ha affrontato questa malattia col solo aiuto di sua madre, che ha 90 anni e dei miei genitori, unici vicini di casa che hanno fatto il possibile, nonostante la situazione. Qualcuno dovrebbe pagare, ma purtroppo non pagherá, perché si sa come vanno queste cose. Mauro lascia un vuoto colmo di paure e sgomento, e lascia una mamma di 90 anni, di cui i miei genitori si stanno prendendo cura. Abbandonata da tutte le istituzioni di ogni ordine e grado. Lei ha le spalle forti, forse supererá anche questa, ma voi non smetterete di essere incompetenti e vuoti di qualunque etica professionale che professate di avere. Vi auguro di non ammalarvi di Covid, perché non avete neanche in lontananza una minima idea di cosa significhi.
Ciao Mauro’.

Fin qui la ricostruzione di una vicenda triste e dolorosa. E per certi versi inquietante.

IL CORDOGLIO

E’ stato il sindaco Gianpio Sarracco, stamane in un messaggio sul social, a dare la notizia del decesso, ad attribuirla al Covid. Alcuni post erano usciti già nella serata di ieri da parte di amici della vittima, tra stupore e commozione.

‘Era un uomo schietto, sincero, sprigionava simpatia – lo ricorda al telefono il primo cittadino – Sempre allegro, spesso scherzava. Era un piacere sentirlo. Era anche un lavoratore che amava la sua attività, e nutriva una grande affetto per l’anziana madre, che i nostri servizi sociali hanno assistito e stanno assistendo quotidianamente, così come fanno i vicini di casa. Ci dispiace tantissimo. La sua morte ci ha colti impreparati. Eravamo fiduciosi che presto si sarebbe rimesso ma purtroppo non è andata così’.

Il sindaco non lo dice apertamente, ma fa intendere che non esclude la possibilità che in questa drammatica vicenda si sia agito con ritardo, perdendo tempo prezioso.

Intanto, il virus ha vinto, ma ha vinto da solo? Perché è questa la domanda che cerca risposte: Mauro poteva essere salvato?

Lu

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