Antonio Salone: “Gaeta sempre coinvolta nelle inchieste più gravi della provincia, comprenderne i legami politici”

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Il candidato sindaco per le elezioni amministrative del prossimo anno a Gaeta Antonio Salone e l’ideatore del suo progetto politico Luigi Zazzaro lanciano l’allarme: “I collegamenti politici e amministrativi delle indagini più gravi in provincia di Latina portano sempre a Gaeta, è ora di capire il perchè”.
 
GAETA – “Concorsi, appalti e voto di scambio politico-mafioso – esordiscono i due ex assessori – sono il cancro che sta devastando il nostro presente e il nostro futuro. Il nostro territorio, la Provincia di Latina, e in particolare il Golfo di Gaeta sono letteralmente sotto attacco del malaffare e del potere politico-mafioso e delle sue metastasi in colletto bianco infiltrate ovunque. Una dimostrazione lampante è arrivata a conclusione della brillante operazione, l’ennesima, portata a termine dalla Dda di Roma, dalla polizia e dai carabinieri, ai quali vanno i nostri ringraziamenti, nella lotta senza sosta ad un nemico invisibile ma apparentemente invincibile, il potere-politico mafioso.
E ancora una volta gli appalti pubblici, come il servizio di gestione dei rifiuti, finiscono nelle mani di imprese che comprano voti dalla mafia e dalla camorra per favorire il politico riconoscente una volta al potere. In questa circostanza a finire in manette è stato Raffaele del Prete, che con l’omonima ditta di cui è proprietario, gestisce questo servizio pubblico anche a Gaeta e senza peraltro aver mai partecipato nè vinto alcuna gara pubblica, ma per affidamento diretto. Secondo l’indagine Del Prete comprava voti dal Clan degli zingari Di Silvio di Latina per far eleggere Matteo Adinolfi, successivamente diventato anche europarlamentare della Lega.
Le verità – sottolineano – che emergono dai casi come quello di Matteo Adinolfi dopo quello di Claudio Moscardelli, come tanti altri protagonisti della politica locale e provinciale, sono solo lampi di luce nelle tenebre nelle quali stiamo letteralmente brancolando da anni. Sempre più ricchi, sempre più potenti, col colletto bianco e intrisi di politica, decidono i nostri destini e tengono sotto scacco le nostre vite. Pilotano appalti e concorsi pubblici, sottomettendo la nostra vita, la nostra quotidianità, e quella di interi territori ai loro affari e agli affari di qualche sodalizio criminale. Pensate alla monnezza in provincia di Latina, a Gaeta paghiamo da anni uno dei tributi più alti dell’intera Regione e probabilmente d’Italia (l’importo della Tari per un gaetano secondo i dati Ispra è di 285 euro per abitante, mentre a Formia è 210 e a Fondi 190), per dare oltre 50 milioni di euro prima ad una ditta ripetutamente coinvolta in inchieste e arresti per mafia – dalla quale l’ex assessore all’ambiente di Gaeta avrebbe preso una mazzetta da 55mila euro – e ora siamo passati addirittura ad affidare il servizio senza nemmeno una gara, almeno l’apparenza, ad una ditta che comprava i voti della mafia per far eleggere chi gli avrebbe regalato qualche appalto.
Sarebbe opportuno – incalzano Salone e Zazzaro – capire a questo proposito chi ha scelto la Del Prete per questo affidamento diretto, chi dell’amministrazione ci si è relazionato, in quali contesti e con quali modalità. Insomma come abbiamo già fatto in passato centrando in pieno il problema, invitiamo a far luce sugli appalti dei servizi pubblici, così come sui concorsi pubblici anche e soprattutto a Gaeta, che dovrebbe passare sotto la lente d’ingrandimento delle procure e della Dda che bene stanno facendo a indagare sulle bande politico-mafiose del capoluogo, ma crediamo che nel sudpontino sia anche peggio.
Colate di cemento per costruire case dove non abiterà nessuno visto lo spopolamento reso noto dai dati Istat e per realizzare centri commerciali in violazione di leggi ben precise. Interi pezzi di città letteralmente svenduti, regalati, al business di qualche privato, amico della politica, invece che al pubblico. Appalti e nomine dei Cda degli enti fornitori di servizi pubblici – vedi Acqualatina e i processi Tiberio – decisi da grandi da personaggi molto potenti e dal passato ambiguo che sui territori sono come imperatori.
C’è ancora molto da fare – concludono -, soprattutto nel sud della Provincia, speriamo in questa fase così efficace della magistratura, noi non smetteremo di denunciare le malefatte, come cittadini ma soprattutto in nome di una transizione culturale, sociale, politica e popolare nella gestione delle istituzioni della nostra città”.
COMUNICATO STAMPA

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