Arpino (FR) – Palazzo Sangermano, svendita a tutti i costi

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Con sorprendente accanimento l’amministrazione comunale di Arpino sta facendo di tutto per svendere il più bel palazzo pubblico. Ancora una volta, infatti, il sindaco Rea e compagni provano a ‘regalare’ l’immobile di Corso Tulliano, parco compreso, facendo pubblicare il secondo avviso nel giro di un mese dopo che il primo, nonostante curiose concessioni, non abbia sortito l’effetto sperato.

Sulla svendita (perchè di questo si tratta) di Palazzo Sangermano, storica dimora di una storica famiglia arpinate, emergono tuttavia dubbi e sospetti, che non sono affatto pochi.

La valutazione

Una stima stranamente fatta dal responsabile del settore Gestione del Territorio e non da quello del settore Demanio e Patrimonio, che pure firma l’avviso di vendita (cioè di svendita). Il primo ha stimato in 1.240.000 euro la proprietà pubblica. Guarda caso la valutazione che aderisce perfettamente ad una misteriosa offerta arrivata in Comune un paio di anni fa.

Il precedente

E’ bene quindi ricordare che lo stesso Comune, nel 2015, questa volta a cura del competente settore Demanio e Patrimonio, valutò il solo piano terra allo stato grezzo e privo di tutto, la bellezza di 428 mila euro. Oggi ben quattro piani, due dei quali in buone condizioni e già oggetto di sistemazioni varie, allacci utenze ed altro, oltre al parco e il fabbricato a valle, valgono appena 1.240.000 euro. Che strano!

Acquisto, finanziamenti e destinazione

A questo si aggiunge che l’immobile venne acquistato dal Comune circa 35 anni fa al prezzo di 750 milioni di lire che al giorno d’oggi sarebbero almeno il doppio, in euro. Poi, nel corso degli anni, lo stabile è stato oggetto di importanti lavori di ristrutturazione ed adeguamento per alcuni milioni di euro di finanziamenti pubblici con tanto di prospettiva per l’utilizzo a fini culturali solennemente sancita con tanto di delibera (è stata revocata?).

L’incertezza
I dubbi non si limitano alla soggettiva valutazione, ma aprono scenari incerti perché fra le righe sia del primo che del secondo e reiterato avviso si legge chiaramente che la vendita (ovvero la svendita) è comunque vincolata ad autorizzazione ministeriale. Tradotto vuol dire che sussiste la possibilità che sia tutto un bluff. Magari per ragioni che fra poco vedremo.

La rateizzazione

Uno dei sospetti nasce poi dalle agevolazioni concesse, solo nel secondo avviso, per l’eventuale pagamento: di fatto 4 rate fino al giugno 2022. Che strano! Tutto questo con procedura semplificata, vale a dire che Rea e compagni stanno cercando di vendere (cioè svendere) Palazzo Sangermano in quattro e quattr’otto, alla spicciolata.

Chiusura e riapertura

C’è un altro aspetto in questa vicenda che appare oltretutto inquietante: il parco secolare di Palazzo Sangermano è stato chiuso (arbitrariamente e senza atti) per circa tre anni. A nulla sono valse le proteste, i richiami, le segnalazioni affinchè venisse restituito alla collettività uno spazio verde attrezzato per le famiglie, per i bambini, da anni costrette a recarsi nelle strutture dei paesi vicini per qualche ora di svago. Che ‘soddisfazione’ deve essere questa per un sindaco! In ogni caso, il sospetto è che lo sbarramento facesse parte di una strategia con l’obiettivo di indurre gli arpinati a domandarsi: ‘ma perchè non se lo vendono?’ Fino alla riapertura h24 delle scorse settimane di un parco lasciato in condizioni indegne e pericolose.

Il bilancio

La vendita (cioè, la svendita) della proprietà pubblica che appartiene a tutti gli arpinati è l’escamotage per puntellare il bilancio e andare avanti allontanando lo spettro del dissesto e di tutto quello che esso comporta. Comprese le responsabilità politiche e formali delle quali, a parte qualche codarda affermazione all’uopo scandita, non si è saputo mai nulla. Responsabilità che, è questo il nocciolo della questione, potrebbero coinvolgere direttamente anche chi comanda da sette anni. E sette anni non sono affatto pochi. Così come non sono poche nemmeno le decine di pensionamenti che dal 2016 hanno interessato un Comune ormai con poco personale ma con tanti dirigenti, nonostante le promesse sbugiardate dai fatti insieme a chi le aveva fatte. Pensionamenti, non è un dettaglio, che hanno alleggerito notevolmente la spesa dell’Ente. E se davvero il Comune dovesse salvarsi sarà solo per questo e per la vendita dell’immobile pubblico, la strada più semplice con Rea che passerebbe alla storia per il sindaco che si è venduto (svenduto) il palazzo più bello di Arpino. Per manifesta incapacità amministrativa.
Lu

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