Arpino (FR) – Dissesto si o no? In Comune manovre ‘azzardate’

COMUNE ARPINO NOTTE

I termini della proroga per esaminare il Bilancio scadono domani 31 luglio. Il documento contabile dovrebbe approdare in Consiglio comunale il 10 agosto, giorno in cui si saprà se l’amministrazione civica l’approverà oppure avvierà le procedure per dichiarare il dissesto. A quanto pare il Bilancio troverà i voti necessari per essere licenziato. Stando infatti ad alcune indiscrezioni la Regione avrebbe lanciato al Comune una ciambella di salvataggio (circa 400mila euro per la vicenda Lsu) per evitare che annegasse. E pare anche che nelle “entrate” sarà inserita la cessione di Palazzo Sangermano (ex Barnabiti) nonostante una frana in zona R4 (la più pericolosa) ed il tetto che mostra già qualche anomalia (infiltrazioni?). Se tutto questo verrà confermato Rea e compagni si salveranno in calcio d’angolo, almeno per alcuni mesi perchè poi dovrà essere monetizzata la ‘vendita’ di Palazzo Sangermano, magari sperando in aggiustamenti del Governo alla ‘Salva Italia’. Non a caso la lente di ingrandimento, proprio in questi giorni, si posa con grande attenzione di esperti ed addetti ai lavori sul parere del revisore del conto, il dottor Mario Tersigni. Se dovesse arrivare il ‘lasciapassare’ di quest’ultimo alzare la mano in aula sarà meno complicato. In caso contrario sarà interessante verificare chi si assumerà la responsabilità formale di approvare un Bilancio senza il parere del Revisore. 
Oggi pomeriggio, intanto, la minoranza dovrebbe riunirsi nello studio di un commercialista per approfondire ogni aspetto della vicenda in attesa di mettere le mani sulle carte. Poi si profila il balletto delle cifre e non è detto che siano tutte ‘favorevoli’ a chi governa il paese da sei anni e due mesi.
Poco più di un anno fa sul palco di piazza Municipio, durante la campagna elettorale, il sindaco uscente Rea tirando le somme del primo mandato si lanciò in dichiarazioni cariche di enfasi: “abbiamo trovato le macerie, abbiamo ricostruito la casa ed ora la arrederemo. Beh, pare tanto che con la vendita di Palazzo Sangermano la casa la stia spogliando. Insomma, sulla sorte del Comune restano addensate nubi minacciose e qualche ombra. Sei anni non sono bastati per diradarle entrambe.
R.L.

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