Frosinone – Daniele Riggi: ”Se proprio ci devono essere altre colate di cemento allora usiamole per la costruzione di nuove case popolari”

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L’Amministrazione Ottaviani vuole dare il via libera alla costruzione di circa 400 nuove unità  abitative private che saranno realizzate tra via Po e via Marco Tullio Cicerone, tra via Aldo Moro e via San Giuseppe, tra la chiesa Sacro Cuore e piazza Salvo d’Acquisto; inoltre, si prevedono anche  nuove costruzioni in via Marittima e in via Ceccano. A detta dell’Amministrazione, questa nuova ondata edilizia avrebbe diversi risvolti positivi per la città: riqualificazione di aree urbane semiabbandonate; realizzazione di nuove opere compensative; nuove risorse di bilancio attraverso la riscossione degli oneri concessori; rispondere a una presunta nuova domanda di alloggi. Obiettivamente, però, trovare oggi a Frosinone una nuova domanda di immobili privati è difficile, dato il momento storico ed economico che sta vivendo la città. Secondo me è il caso, invece, di riaprire un dibattito politico sulla necessità di costruire nuove case popolari a Frosinone, per garantire ai cittadini, che oggi, a causa delle crisi, non possono sostenere il costo di un mutuo o di un affitto, il diritto ad avere un’abitazione. Se proprio si devono autorizzare altre colate di cemento è giusto farlo in un ambito, come quello dell’edilizia popolare, dove c’è una domanda reale e consistente. Un altro aspetto che mi preoccupa è l’impatto urbanistico che potrebbe avere questa operazione: immettere 400 nuove unità abitative nel centro di una città che oggi ha seri problemi, ancora irrisolti, di servizi, di mobilità e di inquinamento rischia di avere un effetto simile a quello che avrebbe un elefante dentro una cristalleria. Sempre che ci sia qualcuno disponibile a trasferirsi nelle future costruzioni, perché anche questo aspetto è tutt’altro che scontato. È sufficiente ricordare, infatti, gli esiti dell’ultima ondata di costruzioni private che c’è stata a Frosinone, in viale America Latina, in via Aldo Moro, in via La Botte; palazzoni ancora oggi rimasti semi vuoti. Il sindaco ha lasciato intendere che il 28 bis, conosciuto anche come permesso di costruire convenzionato, è un’opportunità per dare una svolta, una ripartenza in chiave urbanistica, garantendo una ricucitura e una riqualificazione attraverso la realizzazione certa delle opere compensative da parte del privato. Il quesito che mi pongo, però, è il seguente: “In una città che, da piano regolatore generale, doveva superare il tetto dei 100.000 abitanti nel 1990 e che, invece, oggi si è fermata sotto i 50.000, dobbiamo ancora concentrarci sui particolarismi oppure, forse, è il caso di rivedere complessivamente l’intero sviluppo urbanistico, aggiornandolo alla realtà odierna?”. In ogni caso, sono rimasto molto deluso dall’operato del sindaco in quanto assessore all’urbanistica; l’assenza di ondate di cemento consistenti nella prima consiliatura Ottaviani e l’operazione parco Matusa sembrava aver segnato un cambio di passo nella città della speculazione edilizia per antonomasia. Ma arrivati al 2019, oramai, devo constatare amaramente che nemmeno questa amministrazione è riuscita ad arginare l’ennesima invasione di cemento in una città che oramai è al collasso.
Comunicato stampa a firma di Daniele Riggi, consigliere comunale di Frosinone

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