Accusato dell’omicidio del padre, muore in incidente stradale

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Bologna – “Io non c’entro niente. Mi hanno abbandonato. Vado a raggiungere mamma e papà. Non reggo più questo peso”. Sono alcune delle frasi che Francesco Masetti, 38 anni, ha scritto al suo avvocato Alessandro Veronesi. Ieri il 38enne, indagato con l’accusa di omicidio volontario per la morte del padre settantenne, è morto in un incidente stradale a Parma: la sua Dacia nera si è schiantata contro un tir. Con ogni probabilità, un suicidio. Il conducente del mezzo ferito è in condizioni gravi, ricoverato nel reparto di Rianimazione.Masetti ha inviato un messaggio anche all’ex fidanzata, che vive all’estero, e che avrebbe inserito nel  testamento. A lei ha chiesto “scusa per le bugie”. Anche al suo avvocato Alessandro Veronesi, che ieri è stato sentito dalla polizia stradale, ha inviato delle disposizioni. “Non ce la faccio più”, ha detto Masetti negli ultimi giorni. Anche gli amici, diceva, lo avevano abbandonato. Perché anche loro avevano scoperto della sua finta laurea. E perché, nel corso delle indagini, alcuni erano stati sentiti dai carabinieri.Il 38enne era indagato per omicidio aggravato premeditato, nell’ipotesi che avesse avvelenato il genitore, 70 anni, morto il 4 novembre in circostanze strane a casa, a Zola Predosa, dopo un ricovero in ospedale. C’era stata una denuncia di una cugina e si stavano attendendo gli esiti degli esami tossicologici, disposti dopo l’autopsia.L’indagine a carico di Masetti, coordinata dal pm Antonello Gustapane, lo vedeva comunque a piede libero, con l’ombra di un delitto per un movente economico, cioè l’eredità del padre. Tra gli elementi che avevano portato ad approfondire la vicenda, oltre alla denuncia della parente e ad alcune stranezze nei suoi racconti, anche un segno sul collo del padre, che faceva pensare a un’iniezione di farmaci o di altre sostanze venefiche. Il figlio, difeso dall’avvocato Alessandro Veronesi, era stato prima sentito come persona informata sui fatti e poi perquisito.Ma le risposte più significative per proseguire nell’indagine si attendevano dai riscontri tossicologici, che ancora non erano arrivati.

Foto e fonte repubblica.it

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